L’arte e la cultura come strumenti di inclusione e riabilitazione. Con questo obiettivo una ventina di ospiti del Centro Diurno di Feltre e della CTRP L’Alba hanno partecipato al “Concerto per il Giappone”, ospitato nel roseto del Museo Etnografico Dolomiti di Seravella, a Cesiomaggiore. L’iniziativa rientra nella nuova collaborazione tra l’Ulss 1 Dolomiti e il progetto di residenze artistiche diffuse “Abitare la Musica”, promosso dall’associazione IXDeae APS e diretto da Mirko Gragnato. Accompagnati dalle educatrici, i partecipanti hanno preso parte attivamente all’evento, apprezzando in particolare il bagno sonoro e il momento dedicato alla tradizione giapponese di affidare al vento i propri desideri.
L’azienda sanitaria sottolinea come la partecipazione degli utenti a un appuntamento aperto al territorio confermi il diritto delle persone impegnate in un percorso di riabilitazione psichiatrica a essere parte attiva della vita sociale e culturale della comunità. L’esperienza artistica, infatti, si affianca ai percorsi terapeutici favorendo relazioni, partecipazione e cittadinanza.
La direttrice della Salute mentale di Feltre, Mariangela Spano, evidenzia il valore della collaborazione con IXDeae APS: «Abitare la musica significa abitare le relazioni, costruire ponti tra comunità, istituzioni, artisti e territori. La musica acustica, intima e non amplificata proposta da questa rassegna è in sintonia con i nostri obiettivi terapeutici, offrendo uno spazio in cui i nostri ospiti diventano parte integrante del processo creativo e comunitario».
Anche Mirko Gragnato, presidente di IXDeae APS e curatore del progetto “Abitare la Musica”, sottolinea il significato dell’iniziativa: «La cultura diventa realmente inclusiva quando non costruisce iniziative separate per le persone più fragili, ma crea occasioni nelle quali ciascuno possa vivere insieme agli altri la bellezza e la vita culturale del territorio». Un principio che, spiega, nasce anche dalla propria esperienza personale e dalla convinzione che le persone non debbano essere identificate dalle loro fragilità, ma coinvolte pienamente nella vita della comunità.




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