Oscar De Pellegrin, sindaco del Comune di Belluno, ha illustrato in Consiglio comunale il progetto di riqualificazione della strada, dal valore di 3,1 milioni di euro. Il cantiere è però fermo per l’iter amministrativo e giudiziario
Il progetto di riqualificazione di via Feltre nasce dalla necessità di intervenire su una delle principali vie di accesso alla città di Belluno, risolvendo problemi di sicurezza e vivibilità segnalati da anni dai cittadini. È da questo punto che è partito il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin, nella risposta resa in Consiglio comunale alla petizione popolare presentata contro l’abbattimento degli alberi lungo la strada.
LE RAGIONI DELL’INTERVENTO
“Da diversi anni i cittadini chiedevano il rinnovo di via Feltre, soprattutto per ragioni di sicurezza”, ha spiegato il sindaco. “Le radici degli alberi hanno infatti compromesso non solo i marciapiedi, rendendoli sconnessi e causa di frequenti cadute e infortuni, ma anche i cordoli e la sede stradale. A ciò si aggiungono le numerose segnalazioni relative all’eccessiva velocità di auto e autobus, che rappresentano un costante pericolo per i pedoni”.
IL FINANZIAMENTO
Il progetto ha un valore complessivo di 3,1 milioni di euro ed è interamente finanziato grazie alla donazione di un privato, “al quale va un sentito ringraziamento per aver consentito la realizzazione di un’opera pubblica strategica senza gravare sulle casse comunali”, ha detto De Pellegrin.
Il sindaco ha inoltre spiegato che, data l’impossibilità di ampliare la sede stradale, la progettazione ha cercato “il miglior compromesso possibile per integrare ed equilibrare tutte le esigenze”. Nell’ottica di sfruttare l’occasione del rifacimento, è stato concordato con SIB anche il rinnovo dei sottoservizi, con interventi sull’acquedotto e su parte della rete fognaria per un importo di circa 600mila euro.
GLI INTERVENTI PREVISTI
- Ricostruzione e allargamento dei marciapiedi, con abbattimento delle barriere architettoniche
- Attraversamenti pedonali rialzati e dotati di illuminazione dedicata
- Pista ciclopedonale larga 2,5 metri tra la rotatoria Marconi e l’incrocio con via Lazzarini, e di 3 metri nel tratto centrale
- Riqualificazione delle rotatorie di piazzale Marconi e Prade
- Limite di velocità ridotto a 30 chilometri orari lungo l’intera via
- Bilancio dei parcheggi invariato nel numero totale
IL VERDE
Un passaggio della risposta è stato dedicato al tema del verde, al centro della petizione. “La via non resterà priva di verde”, ha ribadito il sindaco. “Verrà piantumato un nuovo filare di alberi e saranno realizzate delle isole verdi, adottando tecniche moderne per consentire lo sviluppo profondo delle radici. In questo modo si eviteranno futuri danni alle pavimentazioni, garantendo al contempo ombra, decoro e stabilità per i decenni a venire”.
IL CANTIERE FERMO
De Pellegrin ha evidenziato le conseguenze del blocco dei lavori, determinato dall’iter amministrativo e giudiziario. “Oggi il cantiere è completamente fermo. Questa paralisi non è solo una questione burocratica, ma una situazione insostenibile che sta generando conseguenze pesantissime. Un cantiere aperto e sospeso a metà non fa altro che peggiorare le condizioni della via, creando ostacoli, barriere improvvisate e pericoli continui proprio per quei pedoni e residenti che si volevano tutelare”.
Il sindaco ha aggiunto che il blocco dei lavori sta causando perdite economiche rilevanti all’impresa esecutrice, “che si trova con risorse, uomini e mezzi bloccati senza colpa, subendo un danno finanziario e organizzativo di grave entità”. “Auspico fortemente che questa situazione si sblocchi nel più breve tempo possibile per restituire ai cittadini di Belluno la strada sicura, decorosa e moderna che meritano. Il Comune si sta facendo parte attiva affinché questo possa avvenire”.
LA PRECISAZIONE SULLA PETIZIONE
Il sindaco ha infine fornito una precisazione sulla documentazione depositata agli atti. “La petizione depositata è accompagnata da una sola firma, quella della proponente. Oltre a questa firma non è stata depositata nessun’altra firma, né digitale né analogica, ma solamente un elenco di nomi e cognomi di persone associati ai nomi di Comuni, senza peraltro l’indicazione dell’indirizzo di residenza richiesto dall’articolo 61 del Regolamento del Consiglio comunale”.




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