Il Piave conquista il primato di fiume più pulito del Veneto nell’edizione 2026 della campagna di monitoraggio condotta da Legambiente su tredici corsi d’acqua regionali. I dati confermano una qualità chimica e depurativa complessivamente buona, ma l’associazione ambientalista segnala che le pressioni legate alle opere sull’alveo e alle derivazioni idriche rimangono una criticità strutturale non risolta.
I risultati del monitoraggio
Sette i punti di campionamento lungo il fiume, dalla provincia di Belluno fino alla foce: Belluno e Borgo Valbelluna nel Bellunese, Susegana, Maserada sul Piave e Salgareda nel Trevigiano, San Donà e Jesolo nel Veneziano. In tutti i casi i valori di Escherichia coli, indicatore di contaminazione fecale, si sono mantenuti su livelli contenuti. Nel basso corso alcuni punti scendono sotto i 10 MPN/100 ml, un risultato che segnala un’efficace depurazione degli scarichi e una buona capacità autodepurativa naturale del fiume.
Il monitoraggio, svolto con il supporto tecnico di Arpav, non sostituisce i controlli ufficiali ma li affianca con rilevazioni puntuali. I dati dell’Agenzia regionale relativi al 2025 confermano il quadro: stato chimico definito “buono” in tutti i corpi idrici esaminati, nessun superamento degli standard per le sostanze più pericolose, nutrienti su livelli “buoni” o “elevati” e qualità biologica complessivamente positiva, con alcune criticità legate alla fauna ittica.
Le criticità che restano
«I monitoraggi mostrano che sotto il profilo depurativo e della qualità chimica il fiume sta bene», afferma Francesco Tosato, portavoce della campagna di Legambiente Veneto, «ma le criticità restano, e riguardano soprattutto le derivazioni idrauliche e le escavazioni in alveo». Su questi temi l’associazione chiede da anni una revisione in chiave sostenibile delle opere lungo il corso d’acqua, lo stop al consumo di suolo nelle aree rivierasche e interventi di rinaturalizzazione delle golene.
A livello locale, Fausto Pozzobon, presidente del circolo Legambiente Piavenire, sottolinea come le escavazioni stiano alterando la morfologia dell’alveo con conseguenze sulla distribuzione della risorsa idrica, sulle falde acquifere e sulla rete dei fontanili nella fascia delle risorgive. Effetti che si ripercuotono anche sulla biodiversità dei territori agricoli circostanti.
I prossimi appuntamenti
La campagna si è conclusa lungo il Piave, dopo aver toccato anche Po, Adige, Brenta, Sile e gli altri principali corsi d’acqua veneti. Il quadro complessivo sullo stato di salute dei fiumi della regione verrà presentato a gennaio, con la restituzione integrale dei dati raccolti nel corso dell’intera stagione.




0 commenti