La 71ª edizione dei Premi David di Donatello ha segnato la definitiva consacrazione di Francesco Sossai. Il suo film, Le città di pianura, ha dominato la cerimonia svoltasi il 6 maggio, portando a casa otto statuette su sedici nomination e ribaltando i pronostici della vigilia che vedevano la pellicola come una possibile, ma incerta, sorpresa.
Nato a Feltre nel 1989 e cresciuto a Sedico, Sossai ha saputo trasformare una narrazione radicata nel territorio veneto in un linguaggio universale, capace di convincere prima la critica internazionale al Festival di Cannes (nella sezione Un Certain Regard) e poi l’Accademia del Cinema Italiano.
Un percorso internazionale per un cinema di territorio
Il successo di Sossai non è casuale, ma figlio di una formazione solida e cosmopolita. Dopo gli studi a Roma, il regista si è perfezionato presso la prestigiosa Deutsche Film- und Fernsehakademie di Berlino. Questa sintesi tra rigore tecnico europeo e sensibilità per le proprie radici ha dato vita a un’opera che la stampa nazionale non ha esitato a definire un “capolavoro outsider”.
Durante la serata di premiazione, trasmessa in diretta su Rai 1 e seguita con particolare partecipazione nel bellunese (con una proiezione speciale al Cinema Italia di Belluno), il film ha ottenuto i riconoscimenti più pesanti del palmarès.
Tutti i premi vinti
Il dominio de Le città di pianura si è esteso a tutte le aree chiave della produzione cinematografica:
- Miglior film
- Miglior regia: Francesco Sossai
- Miglior attore protagonista: Sergio Romano
- Miglior sceneggiatura originale: Francesco Sossai e Adriano Candiago
- Miglior montaggio: Paolo Cottignola
- Miglior canzone originale: Ti di Krano (Marco Spigariol)
- Miglior casting: Adriano Candiago
- Miglior produzione: Marta Donzelli e Gregorio Paonessa (Vivo Film) con Rai Cinema, Maze Pictures e Cecilia Trautvetter
Oltre lo stereotipo: il Veneto di Sossai
Il valore dell’opera risiede nella capacità di rifuggire l’estetica da cartolina. Il Veneto raccontato da Sossai è quello delle strade secondarie, dei bar di provincia e delle relazioni umane complesse. È un ritratto fatto di “amicizie storte e sogni ostinati”, dove la malinconia si mescola all’ironia.
Il successo ai David di Donatello 2026 non è solo un traguardo personale per il regista di Sedico, ma rappresenta un segnale importante per l’industria cinematografica italiana: la dimostrazione che un cinema fortemente identitario e locale può, se supportato da una visione autoriale forte, imporsi come modello d’eccellenza su scala nazionale e internazionale.




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