Anche la città di Feltre ha risposto all’appello internazionale in occasione della Giornata mondiale del Parkinson, istituita nel 1997 per sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere la conoscenza di una patologia che colpisce il sistema nervoso centrale. Nella serata di sabato 11 aprile, la Torre del Castello è stata illuminata di blu, il colore simbolo scelto per manifestare solidarietà verso le persone affette dalla malattia e i loro caregiver.
Un gesto di vicinanza e consapevolezza
La ricorrenza cade l’11 aprile, data di nascita di James Parkinson, il medico che nel 1817 descrisse per la prima volta la “paralisi agitante”. L’Amministrazione comunale ha scelto di aderire all’iniziativa per sottolineare l’importanza di una comunità coesa attorno a chi affronta questa sfida quotidiana.
«Con l’illuminazione della Torre vogliamo esprimere la vicinanza della comunità feltrina alle famiglie che affrontano un percorso spesso complesso», ha dichiarato la sindaca Viviana Fusaro. «È fondamentale mantenere alta l’attenzione su una malattia che richiede non solo cure sanitarie, ma anche una rete sociale sensibile e solidale».
La cultura come strumento di sensibilizzazione
L’assessore alla cultura, Flavia Colle, ha ribadito come i monumenti storici possano fungere da cassa di risonanza per tematiche sociali rilevanti: «Illuminare un luogo simbolo significa dare visibilità a una realtà spesso silenziosa. La sensibilizzazione passa anche attraverso questi segni, capaci di invitare i cittadini a una riflessione condivisa sul valore della cura».
L’importanza della diagnosi e del supporto
La malattia di Parkinson incide progressivamente sulla capacità di controllo dei movimenti, manifestandosi con rigidità, tremori e difficoltà di equilibrio. In un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, l’incidenza della patologia è in aumento, rendendo cruciali la diagnosi precoce e una presa in carico multidisciplinare.
L’iniziativa di Feltre si inserisce in un più ampio quadro di azioni volte a garantire che nessuno debba affrontare l’isolamento derivante dalla patologia, promuovendo una cultura dell’ascolto e del sostegno concreto.




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