In seguito alle recenti discussioni apparse sulla stampa locale in merito allo stato del lavatoio di Pagagnoi, l’assessore alle frazioni Marco Dal Pont (nella foto)è intervenuto ufficialmente per ricostruire i fatti e delineare il percorso necessario al recupero della struttura. L’obiettivo è riportare il dibattito su un piano di fattibilità tecnica e normativa, lontano dalle polemiche degli ultimi giorni.
Un bene storico soggetto a vincoli
Il lavatoio di Pagagnoi non è solo un punto di riferimento per la comunità, ma un manufatto con oltre settant’anni di storia. Questa caratteristica lo sottopone automaticamente alle normative vigenti in materia di beni culturali.
«Comprendiamo il valore affettivo e storico del manufatto», ha dichiarato l’assessore Dal Pont, sottolineando però che non è possibile procedere con interventi estemporanei. Prima di qualunque azione, è infatti necessaria una valutazione dell’interesse culturale, passaggio d’obbligo che definisce i limiti e le modalità di ogni futuro restauro. Il percorso richiede il coinvolgimento di professionisti qualificati, l’acquisizione di autorizzazioni legali e l’affidamento dei lavori a ditte specializzate.
Il nodo della sicurezza e il ruolo del volontariato
L’assessore ha risposto con fermezza alle critiche di chi suggeriva un intervento diretto da parte dei volontari della frazione. Secondo Dal Pont, tale soluzione non sarebbe stata percorribile per ragioni di sicurezza e incolumità pubblica.
«Un intervento del volontariato avrebbe esposto le persone a rischi significativi. L’Amministrazione non può permettersi scorciatoie: la sicurezza viene prima di tutto», ha ribadito l’assessore.
L’assenza di un progetto firmato e di autorizzazioni specifiche renderebbe ogni operazione non autorizzata un pericolo sia legale che fisico, citando implicitamente la necessità di evitare incidenti in contesti strutturalmente compromessi.
Vent’anni di mancata manutenzione
Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda la cronologia del degrado. Il recente cedimento del tetto, secondo la ricostruzione del Comune, è l’esito di una mancanza di manutenzione che si protrae da oltre due decenni.
Dal Pont ha espresso sorpresa per le accuse mosse da esponenti politici che hanno partecipato alla vita amministrativa locale negli ultimi vent’anni, evidenziando come la criticità del lavatoio fosse nota da tempo e non sia imputabile esclusivamente alla gestione attuale.
La prospettiva futura
In conclusione, l’Amministrazione ha confermato la volontà di dare una risposta concreta alla frazione e ai suoi rappresentanti, ma seguendo esclusivamente i criteri di responsabilità e fattibilità.
«Le scelte pubbliche devono poggiare su regole certe», ha concluso Dal Pont. L’impegno dichiarato è quello di procedere con l’iter tecnico necessario per il recupero, proteggendo il bene dalle strumentalizzazioni politiche e garantendo un risultato duraturo e a norma di legge.




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