Una decisione che rischia di indebolire profondamente l’offerta formativa e la ricerca storica nelle scuole del territorio. Gli Istituti storici per la Resistenza e la società contemporanea del Veneto hanno espresso forte preoccupazione a seguito della comunicazione, da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR), di una drastica riduzione dei docenti distaccati.
Il dimezzamento dei distacchi
Secondo quanto previsto dalla convenzione tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’USR Veneto, cinque docenti sono attualmente assegnati agli istituti delle province di Venezia, Treviso, Vicenza, Belluno e Verona. La nuova disposizione prevede tuttavia di ridurre tale contingente da cinque a sole due unità, senza che siano stati ancora specificati i territori che verranno colpiti da questo provvedimento.
Si tratta di un numero di distacchi che non era mai stato messo in discussione dall’introduzione della legge cosiddetta “Buona scuola” del 2015, e che in diverse province rappresenta una realtà consolidata da decenni.
Il ruolo dei docenti e la mobilitazione
Il personale distaccato svolge compiti ritenuti essenziali per il sistema educativo regionale:
- Supporto alla didattica della storia nelle scuole e formazione dei docenti.
- Promozione di percorsi di educazione civica legati ai valori della Costituzione e alla memoria della Resistenza.
- Presenza attiva sul territorio per la trasmissione della consapevolezza storica locale.
L’annuncio del taglio ha innescato una mobilitazione immediata nel mondo della scuola: in poche ore sono state raccolte oltre 1.200 firme a sostegno del mantenimento degli attuali livelli di organico. I firmatari sottolineano come questo lavoro sia riconosciuto e tutelato anche dalla legislazione regionale (Legge n. 23 del 15 settembre 2025).
L’appello dei Presidenti
I Presidenti degli istituti coinvolti — Giulia Albanese (Iveser), Diego Cason (Isbrec), Stefano Fracasso (Istrevi), Federico Melotto (IvRr) e Chiara Scinni (Istresco) — hanno chiesto ufficialmente al Ministero e all’Ufficio Scolastico Regionale di riconsiderare la decisione. L’obiettivo è garantire la continuità di un’esperienza che funge da punto di riferimento per tutte e cinque le province venete interessate, evitando il rischio di compromettere la qualità della formazione civica delle nuove generazioni.




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