Sono circa tre miliardi – sì, davvero tre miliardi! – le persone che nel mondo vedranno le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, che sentiranno perciò parlare della iconica perla delle Dolomiti, delle nostre splendide montagne, nonché inevitabilmente della provincia di Belluno nel suo complesso. Quale investimento avrebbe dovuto fare il nostro territorio per poter godere di una così incredibilmente enorme visibilità e per poter raggiungere così tanti potenziali turisti? Inutile pensarci: sarebbero somme inimmaginabili. Si tratterebbe di un investimento impossibile.
Basterebbe questa riflessione per far comprendere quanto significativa è l’opportunità di una Olimpiade sulla porta di casa. Dobbiamo perciò essere grati a chi ha proposto e a chi ha scelto anche Cortina nel panorama olimpico, rinnovando i fasti di un nome egualmente apparso sulla scena del mondo 70 anni fa, in occasione delle prime Olimpiadi invernali in Italia. L’eredità dei giochi olimpici non si percepisce immediatamente, ma si sviluppa negli anni, anzi nei decenni che seguiranno: saranno milioni le persone che, ricordando le immagini che tutte le tv del mondo diffonderanno e associandole al nome di Cortina e delle Dolomiti, faranno di tutto per inserire il nostro territorio tra gli obiettivi di una visita turistica in Italia, portando denaro e risorse. È ciò che accade a chi va in Norvegia e vuole fare un salto a Lillehammer, sede olimpica del 1994, o a chi, visitando le montagne degli Stati Uniti, vuole raggiungere Lake Placid o Squaw Valley, anch’esse sedi olimpiche nel 1980 e nel 1960, o a chi, visitando il Giappone, ricorda Sapporo o Nagano, sedi olimpiche del 1972 e del 1998, per non dimenticare in Canada le Olimpiadi di Calgary del 1988 o di Vancouver del 2010.
Allo straordinario apporto economico e turistico, però, le Olimpiadi aggiungono valori che, soprattutto nei tempi travagliati che il mondo vive, richiamano la pace, con le tregue che risalgono all’epoca greca, attraverso il simbolo di una torcia che, passando di città in città, ricorda a tutti alcuni principi morali sui quali si debbono fondare i veri rapporti: il rispetto per gli altri, la determinazione e l’onestà come motori per il vero ascensore sociale, la fatica come imprescindibile presupposto del successo e l’accettazione della sconfitta come base per cercare una vittoria.
Milano e Cortina, città così diverse per dimensioni, ambiente, assetto sociale e mille altri elementi distintivi, sono però unite nello spirito olimpico, nella forza di una spinta economica e morale, e nel dire – soprattutto ai più giovani – di inseguire senza paura i propri sogni: ansia, paura e timori, che caratterizzano l’attesa degli atleti per la gara, sono le stesse sensazioni che può avere lo studente prima dell’esame o chiunque prima di un importante colloquio di lavoro. Sono la risposta del vivere quotidiano esaltato dallo sport con la speranza e l’ambizione della vittoria nella consapevolezza di averla cercata con il massimo del proprio impegno. Un vero e proprio inconscio e silenzioso insegnamento.
Godiamo la fortuna di una Olimpiade tra le montagne incantate delle nostre Dolomiti, nel fascino della neve, tra cime più o meno famose che dal mondo, prima o poi, verranno a vedere: luoghi che non sempre apprezziamo in tutta la loro bellezza e unicità, che diamo spesso per scontati e che nessuno potrà portarci via. Sono solo nostri, ma noi volentieri li mostriamo a quel mondo di tre miliardi di persone, sicuramente incantate dalle immagini che le televisioni diffonderanno, luoghi che molti bellunesi hanno scolpiti nella memoria e nel cuore, quand’anche spesso affondate nei ricordi della loro lontana emigrazione.
Maurizio Paniz
Ambassador delle Olimpiadi Milano Cortina 2026




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