La candidatura di Cortina d’Ampezzo per ospitare i VII Giochi Olimpici Invernali risale all’inizio del 1949, quando il sindaco Angelo Ghedina presentò la richiesta ufficiale al Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Il 12 febbraio dello stesso anno il Comitato Olimpico Nazionale Italiano supportò formalmente la candidatura, confermata dalla Giunta Esecutiva del CONI.
Il 27 aprile 1949, durante il 43º congresso del CIO a Roma, Cortina prevalse nettamente su Colorado Springs, Lake Placid e Montréal, ottenendo il diritto di ospitare i Giochi del 1956. Questo evento segnò la terza volta in cui l’Italia riceveva l’assegnazione di un’Olimpiade, ma fu la prima effettivamente disputata.
L’organizzazione dell’evento fu affidata al Comitato Olimpico Nazionale Italiano, che nel 1953 costituì il Comitato Organizzatore dei Giochi, guidato dal conte Paolo Thaon di Revel, affiancato da un Comitato d’onore e da un Comitato Esecutivo presieduto da Giulio Onesti. Gli impianti di gara, dieci in totale, furono costruiti o adeguati nella provincia di Belluno, concentrandosi prevalentemente a Cortina d’Ampezzo. Tra questi, solo lo Stadio Olimpico del Ghiaccio fu un nuovo impianto permanente; altri furono ristrutturati o temporanei, progettati anche per le riprese televisive, una novità assoluta per l’epoca.
Non fu costruito un villaggio olimpico permanente per gli atleti: la maggior parte fu ospitata nelle strutture alberghiere locali, con l’allestimento di un mini villaggio provvisorio per l’Esercito Italiano. Parallelamente, furono realizzate importanti opere infrastrutturali, tra cui nuove strade, illuminazione pubblica e potenziamento dei servizi elettrici e idrici, finanziate dallo Stato e dal CONI.
All’apertura dei Giochi risultarono iscritti 923 atleti di 32 paesi, mentre presero parte alle gare 822 atleti (132 donne e 690 uomini), un record fino a quel momento nella breve storia dei Giochi invernali. La Bolivia, l’Iran e l’Unione Sovietica parteciparono per la prima volta; la Bolivia fu anche la prima nazione interamente tropicale a prendere parte a un’Olimpiade invernale. La delegazione italiana, in qualità di paese ospitante, fu la più numerosa iscritta (79 atleti), mentre gli Stati Uniti schierarono effettivamente più partecipanti (67 atleti).
Il programma dei Giochi comprendeva 24 competizioni in otto sport: bob, combinata nordica, hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura, pattinaggio di velocità, salto con gli sci, sci alpino e sci di fondo. Rispetto all’edizione precedente di Oslo 1952, il numero delle gare aumentò da 22 a 24, con l’introduzione di nuove distanze nello sci di fondo e della staffetta femminile.
La cerimonia di apertura, il 26 gennaio 1956 presso lo Stadio Olimpico del Ghiaccio, fu aperta dalla delegazione della Grecia e chiusa dall’Italia. Il presidente del Comitato Organizzatore Paolo Thaon di Revel e il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi dichiararono ufficialmente aperti i Giochi. Per la prima volta, il giuramento olimpico fu pronunciato da una donna, Giuliana Chenal Minuzzo, e il braciere olimpico fu acceso dall’ultimo tedoforo, Guido Caroli.
Durante la cerimonia di chiusura, il 5 febbraio 1956, il Presidente del CIO Avery Brundage proclamò chiusi i Giochi, consegnando la bandiera olimpica al sindaco di Squaw Valley, sede dei successivi Giochi invernali del 1960. Il braciere olimpico fu spento dopo dieci giorni, concludendo l’evento con uno spettacolo pirotecnico.
L’emblema ufficiale dei Giochi raffigurava il Monte Pomagagnon innevato, il campanile della basilica di Cortina e i cinque cerchi olimpici. La fiamma olimpica, accesa a Roma anziché ad Olimpia, percorse il Veneto fino a Cortina. Cortina 1956 rappresentò una pietra miliare nello sport invernale: primo evento con trasmissione televisiva in diretta in più Paesi, record di partecipazione femminile e maschile, e innovazioni tecniche negli impianti sportivi.




0 commenti