Lino Sief. Protagonista nei boschi e nelle montagne

Redazione | 26 gennaio 2026 alle 14:26 | 0 commenti

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Il 9 dicembre 2025 è mancato il dott. Lino Sief, nato nel 1934 a Colle Santa Lucia. I media locali hanno dato ampio spazio alle sue moleplici attività nel mondo forestale, sia come ispettore generale del Corpo Forestale dello Stato, sia come capo dell’Ispettorato dipartimentale delle foreste e amministratore delle Foreste demaniali.
Molti altri sono stati i suoi interessi anche nel mondo della solidarietà e dell’associazionismo rotariano, ma nei miei ricordi rimangono particolarmente vivi i trent’anni di epiche sciate, le esplorazione di boschi e montagne di cui conosceva tutti i percorsi, le rocce, le acque, gli alberi.

Nei miei ricordi rimane la sua splendida figura di uomo d’altri tempi che tanto mi ha insegnato.
Nel 2019 Lino aveva 85 anni e in un appunto scrivevo: “ L’anno si apre con belle sciate con l’amico Lino Sief sul comprensorio del Civetta e sulle piste del San Pellegrino. Saranno le nuove attrezzature, ma scio meglio di venti anni fa. Lino è instancabile”. Fu un inverno di grandi uscite con gli sci, forse il più bello degli ultimi quindici anni, poi il Covid ci bloccò per due anni e quando si potè ritornare a sciare lui aveva più di 87 anni e mi disse: “Devi trovarti un altro amico di sciate, io non me la sento più”.

Continuammo comunque a fare escursioni, non più impegnative come negli anni passati, ma che ci permettevano di ricordare con nostalgia quando eravamo tra i primi a salire sugli impianti. Il sole non arrivava ancora in tutte le piste ed era meraviglioso scendere quasi da soli per concludere la mattinata in uno dei tanti rifugi con i prediletti speckknodel in brodo.

L’estate era tempo di gite e Lino, conoscitore di tutto il territorio, portava me e l’amico Busatta ogni volta in posti diversi. La nostra raccomandazione era che non si andasse in posti faticosi e meno che meno esposti. Lui ci rassicurava definendo passeggiatine quelle che poi si rivelavano salite decisamente impegnative con percorsi sempre superiori ai dieci chilometri, e qualche volta anche con passaggi, (per noi che soffriamo di vertigini…), particolarmente complicati. Lino però ci rassicurava sempre e ogni volta mi chiedeva, sapendo già la risposta, se me la sentivo di fare qualche ferratina. Ci provò anche ai piedi del Campanile di Val Montanaia dicendomi che sarebbe stato bello salire fin sulla vetta per suonare la campana. Al mio rifiuto sorrise e non me lo chiese più.
Un altro ricordo particolarmente vivo è il giro del Pelmo nel 2005; con noi c’era anche Federico Tremolada, allora primario di medicina all’Ospedale di Belluno.

La salita si rivelò subito impegnativa, ma Lino ci precedeva con passo sicuro. Ad un certo momento le mie pulsazioni superavano i 180 battiti al minuto, così chiesi a Federico che saliva dietro di me se si rischiava la vita. Mi rispose che non lo sapeva, ma che le sue di pulsazioni si avvicinavano ai 200 . Arrivato in cima, prima di scendere per i ghiaioni, volli farmi fare una foto con Lino che, fresco e tranquillo, ci guardava con rassegnazione. Grazie Lino, senza di te non avrei mai visto certi posti meravigliosi. Tornavo a casa stanco e a volte dolorante, ma dopo una notte di sonno, ero pronto per un’altra passeggiatina, dove nelle soste non mancavi di offrire caffè caldo dal tuo inseparabile termos e la cotognata preparata da tua moglie Franca con rara maestria.

Nei boschi eri una enciclopedia viaggiante, spiegavi la differenza tra il carpino bianco e quello nero, guardavi i danni della tempesta di Vaia e illustravi certi errori del rimboschimento del dopoguerra.
Un giorno mi hai fatto conoscere la Calà del Sasso con i suoi 4444 gradini, fatta costruire nel 1398 da Giangaleazzo Visconti per il trasporto del legname dall’ Altopiano di Asiago al Brenta.
Anche qui alla Calà del Sasso, tanta fatica, ma tanti bei ricordi.
Rimani nella nostra nostalgia Lino, e grazie di tutto.

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