Nasce a Belluno e cresce tra le vallate e le montagne della provincia, senza finanziamenti né supporto industriale: è il progetto indipendente “I Cercatori”, una serie/film ambientata in un futuro post-apocalittico, dove un virus e un siero fallimentare hanno decimato la popolazione e i sopravvissuti cercano di salvare ciò che resta dell’umanità.
La storia segue tre protagonisti – Denis, Erik e Federico – nel loro viaggio per ritrovare l’amico scomparso Enrico, tra sfide e pericoli, con una narrazione che mescola dramma, avventura e introspezione. Al centro della vicenda restano i valori universali dell’amicizia, della resilienza e della speranza, anche nei contesti più estremi.
Il progetto è nato interamente a Belluno, girato tra montagne, boschi e strutture abbandonate, valorizzando scenari poco rappresentati nel cinema italiano. Tutto è partito da un gruppo di amici, spesso disoccupati o con scarse risorse economiche, ma accomunati dalla passione per il cinema: «Abbiamo iniziato completamente da zero, senza partita IVA, sponsor o budget», raccontano i creatori, «solo con attrezzatura personale, tempo donato e tanta determinazione».
In poco più di due anni, “I Cercatori” ha ottenuto visibilità regionale, nazionale e internazionale, con premiere al Cinema Lumière di Belluno e Officinema di Feltre, articoli su quotidiani locali e radio, e una community di spettatori dai 15 ai 90 anni. La seconda stagione è stata selezionata come Official Selection – Best Narrative Feature Film al Veneto International Film Festival (VIFF), ricevendo numerose nomination tra cui Miglior Film Italiano, Miglior Regia, Miglior Produzione e Miglior Fotografia.
Oltre all’aspetto cinematografico, il progetto ha un forte valore umano. Il creatore ha convissuto con fibromialgia severa e depressione, trasformando il dolore personale in creatività e autenticità: uno dei personaggi è infatti ispirato alla sua condizione reale. «I Cercatori non è solo una storia post-apocalittica», spiegano, «ma una metafora della resistenza umana, del non arrendersi, del continuare a camminare anche quando sembra impossibile».
Il team sottolinea anche il legame con il territorio: portare il nome di Belluno in un festival internazionale rappresenta un messaggio positivo per chi è lontano dalla propria terra, ma continua a custodirne valori e identità.




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