Erano solo voti, se pur 22.316, quelli che risuonavano alle porte del Castello di Feltre, detto di Alboino, e intuibili grazie ad una targa che da settembre campeggia fuori dalla rocca e che annuncia che il Castello di Feltre è diventato un Luogo del Cuore del FAI nella Campagna LdC 2024/25. Un importante riconoscimento ottenuto a furor di popolo. Ma da oggi 21 gennaio 2026 la campana della torre civica può suonare a festa anche per un’altra ragione: per il contributo di 40 mila euro di cofinanziamento che arriverà dal FAI-Banca Intesa, grazie alla partecipazione al bando predisposto dal Fondo per l’Ambiente Italiano e finanziato dall’ente bancario, con la collaborazione del Gruppo FAI locale. Naturalmente il bando è stato presentato dal Comune di Feltre che del bene simbolo ubicato sulla sommità del Colle delle Capre presto diventerà proprietario, avendo fatto domanda al demanio di acquisirlo. Sembrano pochi, 40 mila euro, ma unitamente al cofinanziamento dell’amministrazione feltrina, si farà un primo intervento di consolidamento della merlatura, e una sistemazione del tetto che con l’Uragano Vaia si era molto compromesso. Si tratta certo di un primo passo, ma sicuramente il più importante, per l’avvio del recupero dell’intero complesso fortificato che meglio rappresenta Feltre e il suo territorio. Uno dei pochi castelli sopravvissuti alle disposizioni veneziane del 1421 che ne ordinavano la demolizione o la trasformazione che, pur con i suoi molteplici rimaneggiamenti, è ancora la sentinella della città del Vittorino, nonché il luogo identitario dell’intera comunità feltrina.
Sin dall’epoca romana il castello domina la città dall’alto del Colle delle Capre. La sua struttura articolata e disomogenea, formatasi nei secoli per ricostruzioni, sovrapposizioni e adattamenti, accompagna la vita dei feltrini e ne racconta la storia.
Costruito nel punto più alto della cittadina veneta, il castello sorse nel Medioevo, forse su una preesistente torre di vedetta romana: nei pressi di Feltre passava infatti la Via Claudia Agusta Altinate, importante strada di collegamento verso l’Oltralpe. Il richiamo al nome del re longobardo Alboino è un’eco storica dell’importanza strategica del castello, dal quale si controllavano tutti gli accessi alla vallata, perché le indagini archeologiche datano la costruzione non all’epoca delle invasioni barbariche, ma all’XI secolo, quando Feltre era governata dai vescovi-conti, che risiedevano appunto nel castello. La sua storia ha seguito quella della città: passato a varie signorie, arrivò in mano alla Serenissima nel 1404 e furono proprio i veneziani – che governeranno il territorio fino al 1797 – a ricostruire il castello dopo il distruttivo incendio del 1510, appiccato dalle truppe imperiali durante la guerra di Cambrai.
Il complesso è stato dunque profondamente alterato nei secoli, con la modifica e l’aggiunta di corpi di fabbrica e la scomparsa di altri: non si conserva parte della cinta muraria e delle torri angolari di cui era dotato, di cui resta oggi solo la Torre dell’Orologio, e la torre civica, “Il Campanon” – che richiamava il popolo alla raccolta per la lettura dei proclami; la prima costituiva l’antico ingresso al complesso fortificato. Resti di decorazioni ad affresco di inizio Cinquecento si trovano nel grande salone del primo piano, ma gli altri ambienti sono ancora da sondare, anche per i notevoli cambiamenti d’uso che ha subito: il castello è stato a lungo caserma e in anni relativamente recenti una parte era stata sede dell’Università IULM, ma dal 2010 è rimasto vuoto e in abbandono, con l’eccezione delle due torri, già restaurate, e già di proprietà del Comune di Feltre. Come detto, al momento il corpo centrale è di proprieta del demanio dello stato, ma è in affidamento al Comune di Feltre, che nel 2025 ha chiesto il trasferimento di proprietà, anche per programmarne il recupero e il riuso.




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