Resilienti, abituati alla fatica e alla bellezza, i montanari sono stati al centro della cerimonia del Pelmo d’Oro 2025 svoltasi questa mattina a Calalzo di Cadore. Non solo premi agli alpinisti, ma anche un riconoscimento a chi ogni giorno sceglie di vivere tra le Dolomiti, affrontando frane, tempeste, marginalità e politiche urbanocentriche.
Organizzato dalla Provincia di Belluno insieme a CAI, guide alpine, Soccorso Alpino e con il supporto del Consorzio Bim, il premio ha voluto raccontare la montagna come luogo vivo e complesso, fatto di storie quotidiane e straordinarie.
Ad aprire l’evento, il discorso del presidente della Provincia Roberto Padrin, che ha richiamato l’attenzione sulla condizione delle Terre Alte:
«La montagna è come Michael Collins nella missione Apollo 11: fondamentale, ma dimenticata. Mentre Armstrong e Aldrin toccavano la Luna, lui restava in orbita, da solo, per garantire il successo dell’impresa. Le nostre valli sono spesso in quella stessa orbita invisibile. Ma se vogliamo che l’Italia intera atterri con successo nel futuro, dobbiamo riconoscere che c’è una parte del Paese che non si vede, ma che è essenziale.
La montagna non è un luogo marginale: è presidio, è risorsa, è identità. Ma ha bisogno di strumenti veri per restare abitata. Servono servizi, politiche dedicate, visione. Senza una prospettiva di futuro concreta, l’abbandono continuerà. E la montagna che si spopola è una montagna che si impoverisce, anche per chi la guarda da lontano.
Questo premio non è solo un riconoscimento a singoli meriti: è un modo per tenere viva l’attenzione su questi territori, su chi ci abita, su chi li cura e li difende ogni giorno, spesso in silenzio.»
Tra i premiati dell’edizione 2025: Diego Dellai per l’alpinismo in attività, i fratelli cechi Miroslav e Michal Coubal per la carriera e Giorgio Fontanive per la cultura alpina.
Tre anche i premi speciali: ad Alfio De Sandre, medico e fondatore del centro di alcologia di Auronzo; a Francesco Chiamulera, giornalista e storico; e a Riccarda de Eccher, artista e alpinista, che ha sottolineato con forza l’assenza di donne tra i premiati degli anni passati.
Ad accompagnare la cerimonia, la Fanfara della Brigata Alpina Julia e il coro La Sorgente, per un momento che ha intrecciato memoria, musica e territorio in uno dei luoghi simbolo delle Dolomiti.












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