È una storia che attraversa il Novecento e racchiude il destino di molte famiglie della valle bellunese: quella di Sergio Zanin, classe 1948, nato a Formegan ma cresciuto in Argentina, figlio di emigranti e custode di una memoria fatta di guerra, fatica, radici e rinascita.
Sergio aveva solo un anno e mezzo quando, nel 1950, lasciò l’Italia al seguito della madre Virginia, per raggiungere il padre Guerrino a Rosario, dove l’uomo era emigrato in cerca di lavoro e dignità, dopo una vita segnata dalla guerra e dalla povertà.
Una storia di emigrazione che parte da lontano
A emigrare per primo fu il nonno Lisandro, nel 1902, partito per l’America. Tornato poco prima della Prima Guerra Mondiale, fu arruolato negli Alpini e sopravvisse agli orrori del fronte. Durante il conflitto, la famiglia subì privazioni e saccheggi: fu la vista del piccolo Guerrino, malnutrito, a commuovere i soldati tedeschi che restituirono una mucca alla famiglia, salvandola dalla fame.
Cresciuto in tempi difficili, Guerrino visse da protagonista anche il secondo conflitto mondiale: mandato in Libia durante il fascismo, imparò a riparare camion; fu poi fatto prigioniero dai tedeschi e deportato in Normandia, dove lavorò alla costruzione di fortificazioni. Sopravvissuto ai bombardamenti alleati del maggio 1944, finì in un campo di prigionia americano prima di rientrare in Italia nel dopoguerra.
Argentina, terra dura ma di speranza
Guerrino tentò di ricostruirsi una vita in patria come ambulante, ma senza successo. Nel 1949 decise di partire per l’Argentina, seguito un anno dopo dalla moglie e dai due figli. I primi anni furono durissimi: debiti, lavori umili, case in affitto. Ma con il tempo la famiglia riuscì a comprarsi una casa e a integrarsi.
Il piccolo Sergio crebbe parlando spagnolo, ma nei fine settimana la lingua era quella di casa: il dialetto bellunese. Frequentò l’oratorio Deoniano, cuore della comunità italiana a Rosario, e studiò alla scuola italiana Dante Alighieri. Sua madre, determinata, riuscì a laurearsi e a insegnare proprio lì.
Una vita costruita con le mani e con il cuore
Dopo il diploma, Sergio entrò in una bottega artigiana di serramenti in alluminio. A vent’anni ne divenne titolare, trasformandola in un’attività innovativa e apprezzata. Tra i clienti più noti, anche la filiale argentina della Costan, azienda bellunese.
Non solo lavoro: Sergio si è dedicato con passione alla vita sociale. Fondò due cori e sostenne la sezione degli Alpini di Rosario. Anche se non fece il servizio militare in Italia, fu adottato dagli Alpini per il suo impegno, ottenendo il diritto di indossare il cappello con la penna nera e partecipare alle Adunate nazionali, sfilando anche con gli Alpini di Feltre.
Il cuore resta nella valle
Nonostante la vita costruita in Argentina, Sergio non ha mai reciso il legame con l’Italia. Le radici sono forti, alimentate da racconti familiari, visite regolari e relazioni vive con la comunità bellunese. Un amore che si rinnova ogni volta che indossa il cappello alpino, ogni volta che pronuncia una parola in dialetto, ogni volta che guarda verso nord.
Oggi Sergio Zanin è un “alpino argentino”, ma con l’anima profondamente legata alla sua Formegan. Una storia come tante, ma raccontarla significa onorare la memoria di un popolo che non ha mai smesso di guardare avanti, con dignità, lavoro e affetto per la propria terra.
Tiziano Dal Pont




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