Le nuove prospettive per l’economia italiana: nel 2025-2026 crescita lenta ma resiliente

Marco Crepaz | 11 giugno 2025 alle 02:18 | 0 commenti

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L’ISTAT, nel report “Prospettive per l’economia italiana” pubblicato a giugno 2025, delinea uno scenario di crescita moderata ma solida per il nostro Paese nel biennio 2025-2026. A sostenere il PIL saranno principalmente i consumi interni e gli investimenti pubblici, mentre il contributo del commercio estero sarà più contenuto, se non negativo. Il mercato del lavoro continua a rafforzarsi e l’inflazione appare in progressiva discesa dopo le fiammate del biennio precedente.

PIL in aumento: +0,6% nel 2025, +0,8% nel 2026

Secondo le stime, il prodotto interno lordo italiano aumenterà dello 0,6% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, segnalando una crescita contenuta ma più stabile rispetto alle incertezze dello scorso anno. La spinta arriverà esclusivamente dalla domanda interna: consumi e investimenti sosterranno l’espansione economica.

Al contrario, la domanda estera netta – ovvero la differenza tra esportazioni e importazioni – fornirà un apporto negativo, riducendo il potenziale di crescita dello 0,2% nel 2025 e dello 0,1% nel 2026. Questo è dovuto alle tensioni commerciali globali, in particolare ai dazi imposti dagli Stati Uniti e alla crescente instabilità del commercio mondiale.

Consumi in crescita, ma frenati dalla prudenza delle famiglie

La spesa delle famiglie italiane continuerà a crescere a ritmi moderati, con un aumento previsto dello 0,7% annuo sia nel 2025 che nel 2026. A trainare questa dinamica saranno da un lato l’aumento dell’occupazione e delle retribuzioni, che favoriscono un maggiore potere d’acquisto, dall’altro però le famiglie tenderanno a risparmiare di più, scoraggiate da un clima di incertezza che non si è ancora completamente dissolto.

Anche la spesa pubblica per consumi seguirà un trend in salita, seppur con un passo più contenuto: +0,6% sia nel 2025 che nel 2026, leggermente in calo rispetto al 2024.

Investimenti in ripresa grazie al PNRR e alla Transizione 5.0

Dopo un 2024 di rallentamento, gli investimenti fissi lordi sono destinati a ripartire, con una crescita prevista dell’1,2% nel 2025 e dell’1,7% nel 2026. La vera leva di questa ripresa sarà l’attuazione della fase conclusiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e le misure della Transizione 5.0, mirate a sostenere la digitalizzazione e la sostenibilità delle imprese.

Le risorse si concentreranno in particolare sulle costruzioni non residenziali, sull’acquisto di macchinari e impianti tecnologici, nonché sulla valorizzazione della proprietà intellettuale (come brevetti, software e know-how).

Commercio estero in difficoltà, ma saldo positivo

L’export italiano continuerà a crescere, ma non abbastanza da compensare l’aumento più marcato delle importazioni. Le previsioni indicano una crescita delle esportazioni del 1,3% nel 2025 e dell’1,8% nel 2026, contro un incremento delle importazioni del 2,1% e del 2,2% rispettivamente.

Questa dinamica porterà a un contributo negativo delle esportazioni nette alla crescita del PIL. Tuttavia, il saldo commerciale resterà positivo, attestandosi attorno al 2,0% del PIL, garantendo una buona tenuta della bilancia dei pagamenti.

Il lavoro tiene: più occupazione, meno disoccupazione

Il mercato del lavoro continuerà a dare segnali incoraggianti. Il numero di occupati, misurato in unità di lavoro equivalenti (ULA), crescerà dell’1,1% nel 2025 e dell’1,2% nel 2026, seguendo il trend positivo già osservato nei primi mesi dell’anno.

In parallelo, il tasso di disoccupazione è atteso in discesa, passando dal 6,5% nel 2024 al 6,0% nel 2025 e poi al 5,8% nel 2026. La discesa è sostenuta dall’espansione dei servizi, che mostrano i segnali di maggiore vitalità sia in termini di ore lavorate che di nuove assunzioni.

Al contrario, l’industria e le costruzioni appaiono in leggera difficoltà: il tasso di posti vacanti in questi settori è in calo, segnale che potrebbe riflettere una minore propensione ad assumere nel breve periodo.

Inflazione in discesa: prezzi sotto controllo

Dopo un biennio caratterizzato da picchi inflazionistici, il 2025 e il 2026 segneranno una normalizzazione dei prezzi. Il deflatore della spesa delle famiglie (indicatore del livello generale dei prezzi al consumo) crescerà dell’1,8% nel 2025 e dell’1,6% nel 2026.

La tendenza al ribasso è attribuibile a tre fattori principali:

  • Il calo dei prezzi energetici, soprattutto gas e petrolio
  • L’apprezzamento dell’euro, che riduce i costi delle importazioni
  • Il raffreddamento della domanda mondiale, che limita le pressioni sui prezzi

L’inflazione resterà quindi in linea con gli obiettivi della Banca Centrale Europea, offrendo margini di manovra per la politica monetaria.

Rischi all’orizzonte: commercio e incertezza geopolitica

Lo scenario di previsione resta soggetto a numerosi rischi, prevalentemente esterni. Tra i principali:

  • L’evoluzione dei dazi commerciali internazionali, in particolare le tensioni USA-UE
  • Le incognite geopolitiche, comprese le aree di crisi e instabilità
  • La possibilità di ritardi o ostacoli nell’attuazione del PNRR
  • Una domanda globale più debole del previsto, che impatterebbe sull’export

Un peggioramento anche di uno solo di questi fattori potrebbe ridurre sensibilmente la crescita prevista.

Conclusioni

L’economia italiana nel biennio 2025-2026 si muove su un sentiero di crescita cauta, ma costruttiva, sospinta dalla solidità della domanda interna e dalla resilienza del lavoro. I margini di miglioramento ci sono, specialmente se si riuscirà a garantire piena attuazione ai piani pubblici di investimento.

Tuttavia, lo scenario è fragile e richiede una costante attenzione ai rischi internazionali e strutturali. Sarà fondamentale cogliere l’opportunità di questo momento per rafforzare la competitività del Paese e consolidare la crescita su basi durature.

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