Fuga degli infermieri. All’estero stipendi più alti e miglior qualità del lavoro

Simone Tormen | 26 maggio 2025 alle 15:32 | 0 commenti

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«Formiamo infermieri brillanti, li carichiamo di responsabilità, li mandiamo a gestire pezzi di sanità territoriale… e poi li salutiamo con una pacca sulla spalla e un contratto precario. Mentre altrove – Regno Unito in testa – li aspettano a braccia aperte con stipendi che da noi restano solo nei sogni».

Ad affermarlo il presidente di Nursing Up Antonio De Palma, che aggiunge: «Così non si costruisce il futuro: si fa beneficenza professionale al resto d’Europa».

Con queste parole il sindacato degli infermieri accende i riflettori sulla fuga dei professionisti sanitari verso altri Paesi, rilevando come l’Italia rappresenti «il vivaio qualificato d’Europa»: una realtà che forma figure d’eccellenza a vantaggio di altri.
Nursing Up pone in particolare l’accento sul tema dei trattamenti economici, evidenziando come il Regno Unito, pioniere europeo per quanto riguarda il modello dell’infermiere di famiglia, abbia introdotto una «rivoluzione salariale» aumentando del 6%, nel 2025, gli stipendi, «che arrivano fino a 1.500 euro a settimana per i profili più esperti nella sanità pubblica». Da noi, invece, lamenta la rappresentanza sindacale, «gli stessi professionisti lottano per restare a galla con 1.500 euro al mese, se va bene, e senza la certezza di un contratto stabile».

Oltre alla questione stipendi, il presidente De Palma riflette anche sulla qualità del lavoro offerta da noi. «Abbiamo infermieri a Exeter o Brighton, dentro la rete pubblica UK – spiega – che raccontano di una vita completamente diversa: orari sostenibili, riconoscimento professionale, stipendi veri».

E così, anche chi partiva con l’idea di tornare alla fine non lo fa. Non solo. «Convince altri a seguirli», ammonisce De Palma.
Il presidente di Nursing Up snocciola le cifre a proposito degli infermieri di famiglia: «La legge del 2020 ne prevedeva 9.600. Oggi siamo al 20% di quella cifra base mai raggiunta. Ma il vero obiettivo, imposto dalla Missione 6 del PNRR, è ben più alto: cinquantamila infermieri di famiglia entro il 2026. Altrimenti le case di comunità resteranno gusci vuoti, con muri appena tinteggiati ma senza chi possa curare davvero». Obiettivi lontani dall’essere raggiunti, dunque. Un problema aggravato da un fatto: non solo il numero dei professionisti a disposizione è inferiore al necessario, ma anche quelli presenti stanno iniziando a fare le valigie.
Per trattenerli, secondo De Palma, «servono interventi economici veri, contratti seri, e soprattutto dignità. I nostri infermieri – conclude il presidente – non sono in svendita».

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