Con grande sorpresa giovedì 8 maggio 2025, l’America ha appreso che il nuovo papa è Robert Francis Prevost, un americano di Chicago. Qui non se lo aspettava nessuno, e quando c’è stato l’annuncio, dopo un momento di confusione è iniziato il panico. Si tratta di un conservatore o un progressista? Un trumpiano o un anti-Trump? L’intero processo è stato analizzato in chiave politica.
Un esempio. Un paio di giorni prima del conclave, una mia amica cattolica di origine irlandese mi ha detto che sperava in un papa progressista. Le ho spiegato che nella Chiesa Cattolica non esistono cardinali “progressisti” o “conservatori” nel senso inteso dalla politica americana. Mi ha risposto chiarificando che sperava in un papa come Francesco. Io ho replicato che Papa Bergoglio non era stato esattamente un “progressista”, e che per certi versi (sul ruolo delle donne, dei preti sposati e dell’aborto) mi era sembrato piuttosto tradizionalista, o meglio imprevedibile e gesuita. Dopo l’elezione di Papa Leone XIV, ho ricontattato la mia amica e le ho chiesto un’opinione sul nuovo pontefice. Mi ha risposto: “Hopeful”, ovvero “speranzosa”.
Molti (cattolici e non), adesso, sono non solo speranzosi ma decisamente ottimisti e molto orgogliosi. I media, anche quelli progressisti come il New York Times e National Public Radio, che hanno dato molto spazio al conclave addirittura con dirette da Città del Vaticano hanno concluso che si è trattato di un’ottima scelta.
Papa Prevost non solo non è trumpiano, ma probabilmente cercherà di arginare il trumpismo dilagante con l’intento di sanare l’enorme divisione (anche politica) interna ai Cattolici. Una parte significativa dei Cattolici americani sono influenzati dal protestantesimo evangelico e sono fortemente contro l’aborto, ma a favore della pena di morte. Ma molti di loro si sono schierati con Trump a causa delle recenti controversie riguardo l’identità di genere e le accuse di razzismo rivolte ai “bianchi”. In particolare, gli Italo-Americani si sono sentiti traditi dai progressisti in seguito alle sistematiche distruzioni delle statue di Colombo in varie città e all’eliminazione della festa del Columbus Day, sostituta con Indigenous Peoples Day.
Si spera che Papa Prevost, che non pare un sostenitore delle ideologie di genere ma che con la scelta del nome Leone enfatizza l’equità sociali in continuità con Francesco, possa portate a un chiarimento e una pacificazione. Interessante un altro punto, sollevato sulle pagine del New York Times, il nuovo papa avrebbe origini creole. I nonni materni erano di New Orleans, di una comunità che si identificava in parte come creola Afro-Caraibica, e in particolare il nonno era nato o ad Haiti o nella Repubblica Dominicana.
Tutto considerato, si potrebbe trattare di un nuovo Wojtyla, come Giovanni Paolo II era stato scelto per arginare il comunismo e l’URSS, così Prevost arginerebbe la deriva americana anche a livello politico.
Paola Demattè

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