Un libro, una bussola. La Ue che dobbiamo ritrovare

Redazione | 09 maggio 2025 alle 15:35 | 0 commenti

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Anche se mezzo mondo è convinto che l’Unione europea – a settantacinque anni dalla dichiarazione Schuman (9 maggio 1950) – sia un soggetto politico irrilevante, pachidermico e del tutto incapace di muoversi nel convulso scenario internazionale, l’impegno europeista, che ha sempre visto in prima fila il mondo dell’emigrazione, trova nuovi, importanti, motivi per sottolineare che senza Europa il nostro e gli altri Paesi del Vecchio Continente si troverebbero ancor di più in balia dello tsunami.

Una bussola per orientarsi in tale bailamme – e convincersi che c’è una prospettiva – è il volume “La montagna nell’Unione europea” a cura della Fondazione “Montagna e Europa” Arnaldo Colleselli di Belluno, pubblicato da Bellunesi nel mondo Edizioni e disponibile presso la sede della nostra Associazione. La Fondazione “Montagna e Europa” è nata per portare avanti il pensiero dell’agordino Arnaldo Colleselli (1918-1988), uno dei padri fondatori dell’allora Aassociazione Emigranti Bellunesi, il quale all’assemblea di Strasburgo fu protagonista della prima legislatura a suffragio universale diretto, dal 1979 al 1984.

Il volume, 132 pagine, copre l’arco temporale dal 1979, appunto, al 2024, con testi scritti da o per la Fondazione medesima. Il libro si suddivide in quattro sezioni: temi di inquadramento generale per un’Europa federale; la montagna vista da Strasburgo e Bruxelles; le basi da cui ripartire nella riforma dei Trattati; infine un pacchetto di documenti con domande e risposte puntuali nonché una essenziale cronologia, dal Manifesto di Ventotene (1941) ai giorni nostri.

Fra i documenti, una lezione di pedagogia civile del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (“Le riforme su cui impegnarsi”) e un’originale “lettera aperta” all’Unione europea del cardinale Matteo Maria Zuppi, documenti in cui la Fondazione “Montagna e Europa” si è riconosciuta a pieno. Con l’incipit di papa Francesco: «Oggi l’Unione europea ha di fronte a sé una sfida epocale» (Pasqua 2020), e un graffiante distico finale di Roberto Benigni: «L’Europa non è una cosa fredda che sta a Bruxelles o a Strasburgo, è una cosa calda, vicina, piena di passione e amore…» (“Il Sogno”, da poco andato in onda su Rai1).

Sono davvero molti gli spunti che il volume della Fondazione Colleselli mette in evidenza: dai contributi dei giuristi Gian Candido De Martin e Ugo De Siervo (presidente emerito della Corte costituzionale), il quale denuncia la «complessiva notevole inadeguatezza dell’attuale ordinamento Ue», alle analisi sulla situazione delle zone montane nel contesto europeo, prima e dopo il Trattato di Lisbona (2009). Da quel momento, infatti «una lunga aspettativa dei territori montani europei – vale a dire quella di un riconoscimento esplicito della loro specificità negli atti fondamentali dell’Unione – trova finalmente risposta dopo decenni di auspici incompiuti» ed è incorniciata nell’articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione (Tfue), anche se si tratta di una indicazione troppo sintetica rispetto, per esempio, all’articolo 44 della Costituzione italiana.

Il volume, presente nel catalogo della nostra biblioteca, è stato coordinato da Maurizio Busatta e propone interventi anche di Enrico Gaz, Orazio Andrich e Giuseppe Pellegrini.

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