A un anno dalla cerimonia di inaugurazione dei Giochi olimpici e paralimpici di Milano Cortina (6-22 febbraio e 6-15 marzo 2026), le Olimpiadi invernali tornano in Italia vent’anni dopo l’edizione di Torino 2006, che cambiarono il volto a quella città e dettero nuovo impulso alle sue capacità di attrazione sul mercato turistico. L’anno prossimo a Cortina e nel Bellunese cosa possiamo attenderci in termini di ricadute a breve e lungo termine?
Il presidente della Regione Luca Zaia non ha dubbi: «Se fino a oggi Cortina ha vissuto della fama e degli allori delle Olimpiadi 1956, dal 2026 – per altri trenta, quaranta, cinquanta o forse settant’anni – vivrà delle Olimpiadi che abbiamo messo in piedi noi…». E a sua volta Gianluca Lorenzi, sindaco della Regina delle Dolomiti, manifesta ottimismo: «Misureremo effetti concreti una volta conclusi gli eventi a cinque cerchi».
Vediamo quali sono le basi di questi ragionamenti sulla “legacy”, cioè sul lascito delle Olimpiadi al di là degli impianti sportivi (per i quali vanno evidenziati fin da subito gli oneri di gestione della pista da bob). Punto primo: le opere stradali e ferroviarie. Punto secondo: gli investimenti privati che l’evento ha generato, dagli alberghi al collegamento intermodale Apollonio-Socrepes. Punto terzo: l’attrazione che l’area olimpica dolomitica può esercitare nel tempo a livello globale.
Seguendo questo schema, la banca d’affari Ifis ha stimato che le Olimpiadi Milano Cortina contribuiranno a creare 5,3 miliardi di valore tramite la spesa turistica immediata (1,1 miliardi), quella differita (1,2 miliardi) e il “lascito” infrastrutturale sul territorio (3 miliardi). Con una quota per il Veneto del 30 per cento del totale. Sulla base di analisi precedenti (a cura di Ca’ Foscari, Bocconi e La Sapienza) il governatore Zaia ipotizza un punto e mezzo di Pil (Prodotto interno lordo) per il Veneto, cioè 2,3 miliardi, con 11 mila occupati, anche se quelle stime risalgono all’epoca pre-Covid.
«Tutto questo, fa notare Zaia, ci porterà 3 miliardi e mezzo di cittadini nel mondo che vedranno in tv le nostre Olimpiadi».
Cortina ospiterà tre sedi di gara (Tofane, Stadio olimpico e Sliding Centre) oltre al villaggio temporaneo a Fiames e la cerimonia di chiusura dei Giochi paralimpici. La Fondazione Milano Cortina calcola un totale a Cortina di 196.000 spettatori e 12.000 accreditati, i quali potranno raggiungere la Conca facendo la spola dai parcheggi di interscambio a Ponte nelle Alpi (per chi utilizza il treno), a Longarone (per chi si muove in auto) o a nord a Dobbiaco (treno e auto). Il sistema dei parcheggi per 2-300 bus al giorno considera punti di arrivo Acquabona, Fiames, Son dei Prade (sotto le Tofane) e Socol.
Sullo sfondo, al di là dei numeri tutti da confermare, resta molto forte il tema della sostenibilità. Il presidente della Provincia, Roberto Padrin invita a «costruire una “legacy” – infrastrutture stradali e sportive, nuova cultura dell’accoglienza, visibilità della montagna bellunese – duratura e di prospettiva». La scommessa non è di quelle più facili, anzi!
Ora la Regione Veneto ha approvato il progetto preliminare dei servizi sanitari e l’affidamento dell’organizzazione all’Ulss 1 Dolomiti. Il piano prevede che l’ospedale Codivilla di Cortina diventi il “Policlinico olimpico” per tutta la durata dei Giochi. Esprime soddisfazione il sindaco Lorenzi: «Il Codivilla rappresenta una delle eredità delle Olimpiadi 2026». In verità l’ospedale di Cortina è oggetto di un contratto di concessione pubblico-privata fino al 2042, e i lavori di adeguamento non fanno parte del budget olimpico. La destinazione post-Olimpiadi del Codivilla (ospedale privato accreditato con 24 posti letto in regime di ricovero per ora, a cui si aggiunge l’area ambulatoriale) è un capitolo a sé stante che non rientra nella “legacy” vera e propria.
«La partita delle Olimpiadi è una partita che dà “standing”, che dà visibilità» rincara Zaia, in chiara polemica con chi pone l’accento sul loro impatto ambientale. Non cita, Zaia, Parigi 2024, ma il sottinteso nella sua analisi c’è, quando riepiloga le cifre del piano degli interventi affidati a Simico, la Spa pubblica che realizza le infrastrutture: in provincia di Belluno un miliardo di cantieri, a cui – conferma Zaia – mancano 260 milioni per la variante nord a Cortina più 140 milioni altrove, in Veneto. Quasi tutti soldi dello Stato, tiene a sottolineare il presidente, cofinanziati dalla Regione con 31 milioni, dalla Provincia di Belluno e dal Comune di Cortina con 1 milione (500 mila a testa), oltre a 95,6 milioni a carico del partenariato privato per il collegamento Apollonio-Socrepes di fondamentale importanza per alleggerire il traffico automobilistico su e giù per il paese, anche se è al centro di molte discussioni.
Maurizio Busatta




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