«Voci, voci, voci dei vostri cari. Ecco quello che voi chiedete ed ecco quello che il microfono de “La grande famiglia” vi darà anche oggi». Siamo alla fine degli anni Quaranta e con questo annuncio una radio newyorchese promuoveva un proprio programma pensato per il folto pubblico di italiani sbarcati al di là dell’Atlantico.
Tutto partiva da una brillante trovata di marketing. Sponsorizzata da un’azienda di prodotti alimentari (la Progresso Italian Quality Food, fondata nel 1942 da due italiani), la trasmissione si basava infatti su un’invitante opportunità per gli emigranti di un’epoca in cui i mezzi di comunicazione non erano certo quelli di cui disponiamo oggi: presentando dieci etichette della marca Progresso come prova d’acquisto, gli ascoltatori avrebbero potuto sentire le voci dei parenti rimasti in Italia, registrate da un inviato. L’idea ebbe successo e proseguì per tredici stagioni, dal 1948 al 1961. Anni nei quali per molti dei nostri connazionali oltreoceano “La grande famiglia” radiofonica rappresentò l’unico legame con gli affetti lontani, con la grande famiglia della terra di origine.
“La grande famiglia”, da ieri a oggi
Un omonimo podcast prodotto da Rai Play Sound ripercorre la storia della trasmissione, raccontando la geniale intuizione di quella rubrica e la profonda importanza che ebbe per la comunità di italiani in America. E, soprattutto, costruendo un ponte tra passato e presente, con la ricerca – una vera e propria indagine, tra web e passaparola – delle odierne “voci” dei protagonisti di quelle vecchie puntate o di loro discendenti.
L’autore è Cristiano Barducci, che nel 2022, dopo aver scovato negli Stati Uniti alcuni dischi con le incisioni della trasmissione, ha iniziato una complessa operazione di recupero per «riannodare i fili di memorie personali e collettive» a partire da quello straordinario archivio sonoro.
Una puntata tutta bellunese
Sei puntate rilasciate da dicembre 2024 a gennaio 2025 (e tuttora disponibili sul sito www.raiplaysound.it) per un viaggio di esplorazione tra le pieghe emotive della nostra emigrazione. Uno degli episodi è peraltro incentrato proprio sul Bellunese. È la puntata numero cinque, “La voce di Bianca”, che ci riporta nel 1954, quando Linda Capraro spedisce dal New Jersey dieci etichette di pelati per ascoltare i suoi parenti da Castion (frazione di Belluno).
Alla ricerca della famiglia Capraro, per metà emigrata tra Argentina e Stati Uniti, Cristiano Barducci contatta uno storico locale che fa ascoltare la registrazione in paese. A sorpresa, una vicina di casa riconosce molte voci familiari, tra cui quella della sorella Bianca, scomparsa da alcuni anni e bambina all’epoca della trasmissione. Da Castion, il conduttore si sposta poi verso il Cadore, dove Gianni, ex guida alpina, offre un personale approfondimento sull’emigrazione dalla montagna verso gli States.
Gli altri episodi
Gli altri cinque pezzi del podcast sono “Il factotum” (puntata uno), dedicata a Giuliano Gerbi, il conduttore de “La grande famiglia” del secolo scorso. “I dischi di Brooklyn” (puntata due), che ha per protagonista Joseph, ricercatore newyorkese di origine italiana in possesso dei dischi ricordo della trasmissione con le voci del nonno materno e della nonna paterna. “La seconda isola” (puntata tre), ambientata tra San Pedro di California, quartiere di Los Angeles famoso per la pesca, e Ischia, luogo di provenienza di moltissime famiglie emigrate nella città californiana. “John e Giovanni” (puntata quattro), dove tutto ha origine da un’asta su internet che ha per oggetto un disco de “La grande famiglia” ritrovato in una casa del Connecticut. Barducci rintraccia il nipote di una delle voci contenute nel disco. “Vacanze Romane” (puntata sei), che recupera la storia di due fidanzati (Anna, giovane romana che registra un messaggio per Raffaele, emigrato in Pennsylvania) poi unitisi in matrimonio.
Un mosaico di sentimenti
Sei capitoli per comporre un vero e proprio mosaico fatto di sentimenti, parole, impressioni, distanze, nostalgie e incontri. Tasselli capaci di disegnare un quadro originale di ciò che rappresentarono le migliaia di partenze verso il Nuovo Mondo nel secolo scorso, e uno sguardo intimo sull’eredità di quelle traversate. Più in generale, un piacevolissimo faro puntato sulle implicazioni degli espatri, sulla separazione, sulla mancanza, sulla nostalgia. E sugli ingegnosi e indomiti modi per far sentire meno forte il loro peso.
Simone Tormen




0 commenti