Ricchezza delle famiglie italiane in crescita nel 2023: il report Istat-Banca d’Italia

Redazione | 02 febbraio 2025 alle 22:28 | 0 commenti

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L’Istat e la Banca d’Italia hanno pubblicato la Nota sulla Ricchezza dei Settori Istituzionali in Italia 2025, fornendo un quadro dettagliato dell’evoluzione economica del Paese. Alla fine del 2023, la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto gli 11.286 miliardi di euro, segnando un incremento del 4,5% rispetto al 2022. Questo valore rappresenta il livello più alto registrato dal 2005, anno in cui sono iniziate le rilevazioni. Tuttavia, se considerata a prezzi costanti, la ricchezza è ancora inferiore ai livelli del 2021 di oltre sette punti percentuali, a causa dell’impatto dell’inflazione nel 2022.

La composizione della ricchezza delle famiglie italiane

Il patrimonio delle famiglie italiane è suddiviso tra attività non finanziarie, come immobili e terreni, e attività finanziarie, tra cui depositi bancari, titoli, azioni, fondi comuni e riserve assicurative.

Le attività non finanziarie ammontano a 6.629 miliardi di euro, con una crescita dell’1,6% nel 2023. Il valore delle abitazioni è aumentato dell’1,9%, raggiungendo i 5.547 miliardi di euro.

Le attività finanziarie hanno registrato una crescita più marcata, con un aumento del 7,1% e un valore complessivo di 5.692 miliardi di euro. Particolarmente significativo è stato l’incremento delle detenzioni di titoli di debito, che sono aumentate di 168 miliardi di euro, e delle azioni, che hanno registrato una crescita di 152 miliardi di euro.

Un dato interessante riguarda la forte diminuzione dei depositi bancari, che hanno registrato il calo più marcato dal 2005, con una riduzione del 3,2%. Questo fenomeno è stato influenzato dall’aumento del costo opportunità di detenere liquidità, spingendo le famiglie a investire maggiormente in strumenti finanziari più redditizi.

Le imprese tra stabilità e incertezze

Le società non finanziarie hanno visto la loro ricchezza netta rimanere stabile rispetto al 2022, con un valore di 1.058 miliardi di euro. Questo equilibrio è stato determinato da una crescita del valore degli impianti e macchinari, bilanciata dall’aumento delle passività.

Al contrario, il settore delle società finanziarie ha subito una contrazione del 3%, con una riduzione di 234 miliardi di euro della ricchezza lorda. Questo calo è dovuto principalmente alla diminuzione di depositi e prestiti, mentre il valore delle azioni in portafoglio è aumentato del 19,9% grazie alla ripresa dei mercati finanziari.

L’indebitamento pubblico continua a crescere

Un dato preoccupante emerge dal settore delle amministrazioni pubbliche, la cui ricchezza netta è risultata negativa per 1.432 miliardi di euro alla fine del 2023. Questo peggioramento è stato causato dall’aumento delle passività, cresciute dell’8,8%, che ha superato la crescita delle attività, aumentate solo dello 0,9%.

L’indebitamento pubblico è aumentato principalmente a causa della crescita del valore dei titoli di Stato, che hanno registrato un incremento del 9,5%, per un totale di 209 miliardi di euro in più rispetto al 2022.

Come si posiziona l’Italia rispetto ad altri Paesi?

Nel confronto con le principali economie avanzate come Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti, l’Italia mostra elementi di stabilità ma anche alcune criticità.

La ricchezza netta delle famiglie italiane rispetto al reddito disponibile è rimasta stabile, mentre in Francia e Regno Unito è calata per il secondo anno consecutivo. La ricchezza pro capite in Italia è pari a 191.000 euro, uno dei valori più bassi nel confronto internazionale, ma in crescita del 4,5% rispetto al 2022. Il livello di indebitamento delle imprese italiane è tra i più contenuti in Europa, pari al 45% delle attività reali, inferiore a quello di Germania e Francia.

Conclusioni: segnali positivi, ma attenzione all’inflazione

Il 2023 si chiude con una crescita della ricchezza delle famiglie italiane, trainata dal recupero dei mercati finanziari e dall’aumento del valore degli immobili. Tuttavia, l’inflazione rimane un fattore critico che ha ridotto il potere d’acquisto reale.

Le imprese mostrano stabilità, mentre il settore finanziario registra una leggera contrazione. L’indebitamento pubblico continua ad aumentare, con un peggioramento del deficit dello Stato. Sarà fondamentale monitorare l’evoluzione dell’economia nei prossimi mesi per capire se la ripresa della ricchezza sarà sostenibile o se ci saranno nuove sfide da affrontare.

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