Guido Rossa è una figura emblematica della storia recente italiana, simbolo di coraggio, impegno civile e dedizione ai valori della democrazia. La sua tragica morte, avvenuta il 24 gennaio 1979, segna uno dei momenti più dolorosi e significativi degli anni di piombo, quando il terrorismo rosso minacciava la sicurezza e la stabilità del Paese. La sua storia, purtroppo, è rimasta a lungo nell’ombra, ma oggi rappresenta un monito contro ogni forma di violenza politica e un esempio di come l’impegno civile possa resistere anche nelle condizioni più estreme.
Guido Rossa nacque il 1° dicembre 1934 a Cesiomaggiore, in provincia di Belluno, da una famiglia modesta. Fin da giovane si distinse per la sua passione per il lavoro e per la sua serietà, riuscendo a farsi strada nel mondo della metalmeccanica. Nel 1956 si trasferì a Genova, dove iniziò a lavorare alla Italsider, una delle più grandi acciaierie italiane. Qui, divenne un operaio stimato, noto per la sua serietà professionale e per il suo impegno nell’ambito sindacale.
Si schierò fin da subito con le istanze della sinistra sindacale, ma senza mai dimenticare i principi fondamentali di democrazia e libertà. A lui si devono numerosi interventi in difesa dei diritti dei lavoratori, ma anche il costante impegno per evitare che le lotte sindacali degenerassero in violenze o in estremismi politici.
Negli anni Settanta, l’Italia visse una stagione di violenza politica senza precedenti. Le Brigate Rosse, un’organizzazione terroristica di estrema sinistra, avevano intrapreso una sanguinosa lotta contro lo Stato, con l’obiettivo di instaurare un regime rivoluzionario. La loro violenza si abbatté su chiunque fosse ritenuto un “nemico” della loro causa, e tra questi finì anche Guido Rossa.
Rossa, che non aveva mai nascosto la sua avversione al terrorismo e alla lotta armata, aveva iniziato a collaborare con la Polizia, fornendo informazioni importanti sulle attività delle Brigate Rosse, in particolare su alcune figure operative dell’organizzazione. Nonostante fosse consapevole dei rischi, decise di continuare la sua collaborazione con le Forze dell’ordine, motivato dal suo senso del dovere e dalla sua visione di un’Italia democratica e pacifica.
Il 24 gennaio 1979 fu assassinato davanti alla sua abitazione a Genova, con un colpo di pistola alla testa. A ucciderlo furono le Brigate Rosse, che lo ritenevano un “traditore” per la sua collaborazione con la Polizia. La sua morte scosse profondamente l’Italia, soprattutto il mondo del lavoro e la sinistra democratica, che lo ricordano come una vittima della barbarie terroristica, ma anche come un simbolo di resistenza morale. Guido Rossa rappresenta oggi una figura di straordinaria integrità, che ha saputo mettere in gioco la sua vita per difendere i valori della democrazia, della legalità e della giustizia. La sua morte, così tragica e ingiustificabile, è stata un campanello d’allarme sulla deriva violenta che stava investendo il Paese, e allo stesso tempo un segnale della forza di un uomo che aveva saputo resistere alle pressioni del terrore.
Ogni anno, il 24 gennaio, si ricordano le vittime del terrorismo, e tra queste spicca il nome di Guido Rossa. Le sue azioni e il suo sacrificio sono un monito contro ogni forma di estremismo e un invito a difendere sempre la libertà, a costo di pagare il prezzo più alto.
Oggi, il suo esempio è più che mai attuale. In un contesto internazionale segnato da conflitti e divisioni, Guido Rossa ci ricorda che il dialogo, la collaborazione e l’impegno civile sono gli unici strumenti per costruire una società giusta, libera e pacifica.
Marco Crepaz




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