Sentieri e storie delle Prealpi

Redazione | 20 gennaio 2025 alle 16:34 | 0 commenti

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L’Auditorium di Mel (Borgo Valbelluna), nel mese di novembre, ha ospitato una serata dedicata ai sentieri escursionistici e alle vicende legate al loro territorio progettati da Giovanni Carraro, grande appassionato di montagna, il quale ha al suo attivo otto guide, legate alle Prealpi, Colline del Prosecco e Dolomiti.

Carraro non si limita a studiare nuovi percorsi: ne racconta anche le caratteristiche storiche, geologiche, naturalistiche e tante curiosità culturali. La serata era stata organizzata da “Festival camminando, esperienze, sensazioni, emozioni”, in collaborazione con il comune di Borgo Valbelluna e dell’Associazione Borgo Valbelluna Safe Walking APS, ed ha visto l’affluenza di tantissime persone, giunte anche da fuori comune. Dopo i saluti da parte degli organizzatori, a coadiuvare Carraro è intervenuto il giornalista Andrea Cecchella che da anni partecipa con l’autore alle ricerche sulla montagna veneta.

Carraro, lo scopo della serata era quello di presentare il suo progetto in corso di realizzazione. Ce ne vuole parlare? Negli anni, ho esplorato angoli nascosti delle Prealpi Trevigiane, dedicato diversi libri alle loro meraviglie, esplorato le colline del Prosecco e toccato le maestose Dolomiti, fino a dedicarmi di recente al Monte Grappa. Ora, il mio viaggio mi riporta dove tutto ha avuto inizio: il versante bellunese, la mia casa, perché qui ho trascorso la mia infanzia dopo essere nato a Pieve di Cadore. Tornare in Valbelluna è come ritrovare una parte di me stesso che era rimasta nascosta tra questi sentieri e queste vette.

Lei si sofferma su varie caratteristiche legate ai sentieri escursionistici che sta mappando, scoprendo spesso degli aspetti ancora poco noti, che approfondisce, grazie alla collaborazione degli abitanti locali. Non potendo trattarli tutti, mi soffermerei su quelli legati alla Seconda Guerra mondiale. Certo, tra le tante curiosità emerse durante gli ultimi mesi di ricerche, ho finalmente avuto un quadro completo di ciò che esisteva sul Monte Cimone, nei pressi del Passo San Boldo nell’area di Trichiana. Tra il 1955 e il 1973, ha funzionato una postazione militare della NATO nel periodo della Guerra Fredda, quando il mondo era diviso tra il blocco occidentale, guidato dagli Stati Uniti, e quello orientale, sotto l’Unione Sovietica. Dal nome in codice “Yankee Relay”, era parte di una rete di telecomunicazioni che collegava diversi punti strategici in tutta Italia tra cui, nel Veneto, il ROC del Monte Venda sui Colli Euganei che, a sua volta, si affiancava alle vicine importanti basi missilistiche del Monte Grappa e Pizzoc-Cansiglio.

Mi racconta Mario Magagnin di Pranolz che sul Cimone erano presenti alcuni soldati americani provenienti dalla base Ederle di Vicenza, alloggiati in tende da campo, più tardi sostituite da una casermetta prefabbricata in lamiera dotata di cucina e camere da letto. Secondo le sue testimonianze, il raggruppamento di militari veniva sostituito periodicamente dall’alto comando e riceveva rifornimenti di acqua e viveri tramite un volo bisettimanale (martedì e venerdì) con elicottero Sikorsky S-58. Vi erano di stanza anche un autocarro M35 a tre assi e un fuoristrada Jeep Willy che servivano per gli spostamenti locali di persone e merci. Ancora oggi, gli anziani del luogo ricordano con affetto i soldati americani, che avevano instaurato ottimi rapporti con la popolazione locale, spesso scambiando cioccolata e sigarette con vino e grappa offerti dai contadini. Alcune ragazze in zona sposarono quei soldati, matrimoni che suggellarono ulteriormente il legame tra gli abitanti del luogo e il contingente americano.

Una curiosità: L’elicottero Sikorsky S-58 della base del Monte Cimone, è stato uno dei modelli militari più iconici della casa produttrice statunitense Sikorsky Aircraft. Progettato negli anni Cinquanta con il codice tecnico H-34, fu l’ultimo modello ad ospitare un motore radiale a nove pistoni Wright da 1525 cavalli prima dell’avvento dei propulsori a turbina e raggiungeva una velocità massima di 210 km/h con un’autonomia operativa di oltre 600 km. Poteva trasportare fino a 18 passeggeri o 1.800 kg di merci e venne impiegato in famose missioni militari internazionali, tra cui quelle del Vietnam. Una delle caratteristiche più rilevanti riguardanti il Sikorsky S-58 è stato il suo utilizzo come elicottero presidenziale. Dwight D. Eisenhower fu il primo presidente degli Stati Uniti a volare in elicottero, proprio l’S-58.

Verniciato di bianco e verde e dotato delle migliori tecnologie di comunicazione dell’epoca, questo elicottero divenne un simbolo di modernità e sicurezza nei trasporti presidenziali. Anche i presidenti successivi, tra cui John F. Kennedy, Lyndon B. Johnson e Richard Nixon, hanno utilizzato varianti di questo modello per i loro spostamenti. Oggi, il marchio Sikorsky continua ad essere associato al trasporto presidenziale con l’attuale Marine One.
Ma non è finita qui, nel dicembre del 1944, un bombardiere americano B-24 si schiantò tra le montagne del Passo San Boldo, poco a sud della Croda Negra, dopo essere stato colpito dalla contraerea tedesca durante una missione volta a interrompere le linee di rifornimento nemiche durante la Seconda Guerra Mondiale. Alcuni componenti dell’equipaggio riuscirono a salvarsi grazie al supporto dei partigiani e degli abitanti locali che, a rischio della propria vita, li nascosero e li aiutarono a fuggire dalle truppe naziste.

Questo episodio di coraggio e solidarietà, che ha lasciato un segno duraturo nella memoria della comunità locale, è stato raccontato da Daniele Cortina nel libro Quell’aereo che cadde a casa mia.

Volendo consigliare i nostri lettori, quali luoghi suggerirebbe a chi non si è ancora approcciato alle nostre colline? Il territorio che racconto con le mie otto pubblicazioni è vastissimo. Nel bellunese, mi sono divertito tantissimo a percorrere l’anello del Monte Garda, che consiglio a maggio quando c’è la fioritura del narciso. Sul Monte Grappa, l’anello dei Colli Alti è un mix di storia e panorami mozzafiato, con vista sul Ponte degli Alpini a Bassano e sul Canale del Brenta.

E, infine, per apprezzare ancora i panorami, un must è sicuramente il Giro delle Creste sul Col Visentin a partire dalla Casera del Nevegal: un’esperienza indimenticabile sula vetta più alta delle Prealpi. Nel 2026 uscirà il nuovo libro sulle Prealpi Bellunesi e ne vedremo ancora delle belle.

Irene Savaris

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