Un emigrante bellunese che ha onorato la sua provincia di origine

Redazione | 14 gennaio 2025 alle 11:44 | 0 commenti

Tempo di lettura: 4 minuti
0:00 0:00

Vai subito al punto

Ottieni un riassunto chiaro dell’articolo con ChatGPT.

Riassumi con ChatGPT
Condividi con un amico:

Domenico De Demo, per gli amici Meno, è uno dei tanti bellunesi dell’Alpago che negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso sono emigrati all’estero per la povertà della montagna bellunese.

Cresciuto a Borsoi, dove fin da giovanissimo aiutava suo padre, aveva una cava di pietra, che dovette abbandonare perché non rendeva. Si dedicò quindi al commercio di vino e contemporaneamente vendeva anche la farina prodotta nel mulino di suo padre, in cui dava pure una mano.

Siccome tutte queste attività a un certo punto non gli garantivano più le risorse economiche necessarie a un mantenimento dignitoso della famiglia, nel febbraio 1966 è emigrato in Lussemburgo, nel comune di Strassen, nella stessa via dove già viveva il cugino Gino De Demo. Lì ha trovato lavoro come autista di camion.

Ho conosciuto Meno, sua moglie Maria Lavina e l’allora figlioletto Gastone nel 1976, quando giunsi in Lussemburgo per insegnare nella Scuola Europea. Ad appena un mese dal mio arrivo, fui invitato ad una riunione della Famiglia Bellunese del Lussemburgo, allora presieduta da Merlin, dimissionario, e immediatamente eletto presidente, avendo il privilegio di conoscere bellunesi eccezionali.
Meno e Gino furono per me da subito persone preziose, Gino per i collegamenti con le istituzioni europee, dove lavorava, Meno per la sua grinta nel raccogliere iscrizioni dei bellunesi residenti nel Granducato. La sua conoscenza del territorio gli consentì in un anno di triplicare il numero degli iscritti.

Da allora, Meno divenne il tesoriere della Famiglia, mentre Gino ne divenne vicepresidente.

A distanza di un anno, il Consiglio organizzò la Festa nel Bosco di Bridel – prima fra le associazioni italiane a farlo – che divenne un appuntamento annuale di grande successo. Nella conduzione della festa erano tutti impegnati, compresi figli e mogli. Meno si occupava in particolare di procurare braciole e salsicce e di intrattenere, con Gino, i partecipanti, provenienti dal Lussemburgo, ma anche dalla Francia e dal Belgio (da Liegi arrivavano con un pullman).

Era una tre giorni impegnativa: il primo si erigeva una costruzione in legno su uno spiazzo messo a disposizione dal Comune, la si copriva e la si metteva in sicurezza; il secondo si mangiava, beveva e festeggiava in allegria, con i bambini che partecipavano numerosi alle classiche gare di corsa con i sacchi, albero della cuccagna e rottura di pentole di coccio a occhi bendati; il terzo, si smontava il tutto e si lasciava lo spiazzo libero, obbligatoriamente messo in ordine e ripulito.

Il successo fu tale che le casse della Famiglia, gestite con oculatezza da Meno, si rimpinguarono in tale misura da consentire di finanziare molte altre iniziative: l’invio di un contributo sostanzioso per i terremotati del Friuli e successivamente per i terremotati dell’Irpinia; la partecipazione annuale alla Festa delle Rose a Walferdange, comune gemellato con Limana; la partecipazione con uno stand alla festa annuale dell’immigrazione in Piazza Guillaume, a Lussemburgo; l’organizzazione degli incontri dei presidenti delle Famiglie Bellunesi di Lussemburgo, Germania, Francia, Belgio e Olanda nella sede del Segretariato Europeo di Lussemburgo; l’organizzazione di eventi culturali, ospitando cori e gruppi folcloristici sia nel capoluogo, sia nella Scuola Europea, principalmente il Coro Minimo Bellunese, il Coro Agordo, il Coro Cadore, il Coro Monti del Sole e i gruppi Folk Nevegal e di Sospirolo. In particolare, si ricorda che il Coro CTG bellunese, diretto da mons. Sergio Manfroi, si è esibito nella Cattedrale del Lussemburgo e a RTL, la televisione lussemburghese.

Con Meno e Gino ci incontravamo anche fuori dalle riunioni del Consiglio, nel bistrot di fronte alla chiesa di Strassen, per quattro chiacchiere e un bicchiere rigorosamente di Merlot (i gestori erano originari di San Donà di Piave). In quel bistrot una volta abbiamo ospitato con tutto il Consiglio anche il parlamentare europeo Arnaldo Colleselli.

Mi vedevo con Meno anche quando insieme andavamo a trovare famiglie bellunesi nelle Ardenne lussemburghesi.
Meno e Gino hanno continuato con lodevole impegno a ricoprire le rispettive cariche anche dopo il mio passaggio di testimone ad altri presidenti, fino alla fine del secolo.

Meno l’ho rivisto qualche anno fa, quando ancora la malattia che lo ha portato alla morte non aveva iniziato i suoi drammatici e lunghi effetti, che lo avrebbero tolto all’affetto dei suoi cari e dei suoi amici.

In me rimarranno per sempre impresse la sua sincera e profonda amicizia e la sua preziosissima collaborazione.
Tutti i bellunesi devono essere orgogliosi di lui.

Nella foto – Anno 1978, riunione del Consiglio della Famiglia Bellunese di Lussemburgo, ospite del Presidente Pier Celeste Marchetti. Da sinistra: Maria De Demo, Angela De Demo, Domenico De Demo, Gino De Demo, Celeste Ganz, Giorgio Ganz, Bruno De Toffol, sua moglie Annalinda; dietro: Dall’Acqua

Pier Celeste Marchetti

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli pubblicati

Notizie correlate