La famiglia Frison

Redazione | 09 gennaio 2025 alle 17:43 | 0 commenti

Tempo di lettura: 2 minuti
0:00 0:00

Vai subito al punto

Ottieni un riassunto chiaro dell’articolo con ChatGPT.

Riassumi con ChatGPT
Condividi con un amico:

Domenico Frison e sua moglie arrivarono in Brasile il 28 novembre del 1891. Ebbero tre figli: Segundo José (che di figli ne ebbe quattordici), Josuè (che ne ebbe tredici) e João (che si fermò a dieci). João sposò Oliva Cola e insieme si stabilirono nel comune di Nova Prata, nel Rio Grande do Sul. La seconda figlia della coppia era Dileta Libera, di cui raccontiamo la storia.

Fin da piccola, Dileta ha lavorato nella colonia, svolgendo compiti duri e prendendosi cura degli animali. Ha sempre raccontato che le donne non erano prese in considerazione nell’ambiente familiare, così come nella società locale. Le trattavano come manodopera non riconosciuta.

Vicino a dove abitava c’era un albergo di proprietà della famiglia Cola, suoi zii, che ospitava i tropeiros. Lì Dileta e alcune delle sorelle lavoravano preparando i pasti, riordinando le stanze e curando cavalli e muli. Non ci guadagnavano nulla, e per di più ricevevano maledizioni dagli zii.

Dileta lasciò la campagna e con il marito si spostò nel centro della città di Nova Prata. Era il 1944, epoca in cui il comune si chiamava Capoeiras. Qui apprese il mestiere di parrucchiera, grazie al quale diede il proprio apporto al sostentamento familiare. Lavorò fino all’età di 88 anni.

Dallo spirito guerriero, ma sempre disponibile, aiutò tutti i bambini e il vicinato. Era una persona estremamente generosa, che si prestò ad assistere chi ne aveva bisogno.

Fervente cattolica, partecipava regolarmente alla messa e come pochi altri sapeva prendersi cura di un giardino e di un orto abbondante. Parlava il dialetto italiano (il talian), ma solo con le sue sor elle. Quando venne a mancare, lasciò un’eredità di valori forti: la fede, l’importanza dell’unione familiare, l’accurata preparazione dei pasti (sempre pieni e gustosi) e l’amore per gli altri, ai quali si dedicò senza mai risparmiarsi. Con grande nostalgia devo dire: Grazie, Madre!

Alvaro Wolff – figlio della quarta generazione

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli pubblicati

Notizie correlate