Oggi, 6 gennaio, si celebra l’Epifania, una festività che commemora la visita dei Re Magi a Gesù Bambino a Betlemme. Questa ricorrenza è accompagnata da diverse tradizioni in varie regioni, tra cui il Trentino, la Carnia e numerosi paesi dell’Europa centrale.
La Benedizione delle case con le iniziali dei Re Magi
Una tradizione particolarmente significativa in queste aree inizia la vigilia dell’Epifania. Durante la messa prefestiva, il parroco benedice il gesso o l’incenso, che il capofamiglia utilizzerà per scrivere sulla porta d’ingresso le iniziali dei tre Re Magi:
- C per Gaspare (Caspar in latino)
- M per Melchiorre (Melchior)
- B per Baldassarre (Balthasar)
Accanto a queste lettere, viene aggiunto l’anno corrente, solitamente diviso in due parti. Le stesse lettere rappresentano anche l’acronimo della frase latina “Christus Mansionem Benedicat” (Cristo benedica questa casa), fungendo da auspicio per tutti coloro che varcano quella soglia.
Con l’aspersione dell’acqua benedetta sui gessetti o sull’incenso, il sacerdote invoca, per l’intercessione dei Magi, salute fisica e protezione spirituale per gli abitanti della casa. Col tempo, la scritta tende a sbiadire, ma si consiglia di non riscriverla, bensì di rinnovare verbalmente la formula di preghiera.
I “Pavarui”: i Falò della Vigilia dell’Epifania nelle Valli bellunesi
Nelle vallate bellunesi, è radicata la tradizione dei falò della vigilia dell’Epifania, noti come pavarui. All’imbrunire del 5 gennaio, in località come l’Agordino, vengono accesi grandi fuochi sulle cime e nelle piazze dei villaggi. Questi falò hanno origini antiche e sono considerati riti propiziatori per l’anno nuovo. Un tempo, si credeva che l’orientamento delle faville potesse prevedere l’andamento dell’anno, specialmente riguardo al meteo e ai raccolti agricoli. Se il fuoco bruciava rapidamente e il fumo saliva verso l’alto, l’anno sarebbe stato prospero; al contrario, se il fuoco ardeva lentamente e il fumo rimaneva basso, si temeva un raccolto scarso.
A Cencenighe Agordino, ad esempio, la tradizione dei pavarui è particolarmente sentita. Ogni frazione accende il proprio rogo, e quando le campane suonano il vespro, l’intera valle si illumina di fiamme, dalle zone più alte fino al fondovalle. Questa usanza è accompagnata da momenti di festa comunitaria, con piatti tradizionali come gli gnocchi e musica locale.
Tradizioni simili in Carnia e Friuli Venezia Giulia
Anche in Carnia e in altre zone del Friuli Venezia Giulia, l’Epifania è celebrata con tradizioni simili. Ad Arta Terme, ad esempio, dal 26 dicembre fino all’Epifania, i Re Magi guidano una processione di fedeli, annunciando la nascita del Salvatore tra canti, stelle di legno e luminarie, in una manifestazione coinvolgente.
In altre località friulane, la notte dell’Epifania è caratterizzata dall’accensione dei pignarûi, grandi falò che simboleggiano il passaggio dal vecchio al nuovo anno e sono accompagnati da rituali propiziatori per il futuro.
Queste tradizioni, seppur con varianti locali, condividono l’intento di celebrare l’Epifania attraverso riti che uniscono la comunità, preservando usanze antiche e rinnovando auspici di prosperità per l’anno appena iniziato.
Luisa Carniel





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