Antonio Ligabue, riconosciuto come uno degli artisti più significativi del XX secolo, è attualmente celebrato con la mostra “I misteri di una mente” al Museo Storico della Fanteria a Roma. Questa esposizione offre un’occasione per riflettere sulla vita e sull’arte di un uomo tanto tormentato quanto geniale.
Le origini
Ligabue nacque a Zurigo nel dicembre 1899 da Maria Elisabetta Costa, originaria di Cencenighe Agordino. La madre, emigrata in Svizzera per lavorare, non poté crescere il figlio e lo affidò alla famiglia svizzero-tedesca Göbel. Dopo il matrimonio con Bonfiglio Laccabue, il bambino fu riconosciuto dal patrigno, ma mantenne un forte legame con la famiglia adottiva.
Infanzia difficile
L’infanzia di Ligabue fu segnata da malattie debilitanti come rachitismo e gozzo, che lasciarono segni sul suo corpo. Fu un bambino turbolento e con difficoltà di apprendimento, tanto da essere internato in un istituto per disabili a soli 12 anni. Nonostante le difficoltà, Antonio si distinse per il suo talento nel disegno, trovando in esso una prima forma di espressione.
Vita errabonda e incontri decisivi
Tra il continuo vagabondare tra Svizzera e Gualtieri (Reggio Emilia), Ligabue visse un’esistenza travagliata, segnata da un amore non corrisposto per “la Cesarina” e dal rifiuto per la sua nuova realtà italiana. La svolta arrivò nel 1928 con l’incontro con Renato Marino Mazzacurati, esponente della Scuola Romana, che lo incoraggiò a dedicarsi alla pittura e alla scultura.
La maturità artistica
L’arte divenne il rifugio di Ligabue, aiutandolo a sopportare un’esistenza segnata da ricoveri in manicomio e profonda solitudine. Il suo stile evolse da un approccio naïf a una pittura espressionista, caratterizzata da colori vivaci e tratti sicuri. Animali esotici e da cortile, autoritratti e paesaggi furono i temi ricorrenti delle sue opere, che ottennero sempre maggiore apprezzamento da pubblico e critica.
Eredità
Antonio Ligabue morì nel maggio 1965 a Gualtieri, dove oggi è sepolto e dove è stato istituito un museo in suo onore. La sua arte, con i suoi vividi autoritratti e i suoi animali iconici, rimane una testimonianza di un animo tormentato e di una mente straordinariamente creativa.
La mostra attuale a Roma celebra la sua genialità, permettendo al pubblico di riscoprire un artista che ha trasformato il dolore in bellezza senza tempo.
Irene Savaris




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