Settembre, tempo di ritorno sui banchi di scuola. Ecco allora un approfondimento sulle Scuole italiane all’estero.
Cosa sono
Si tratta di istituzioni educative gestite dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso la Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale.
Il loro obiettivo, nell’ambito del più generale Sistema della formazione italiana nel mondo, è diffondere e promuovere lingua e cultura italiana, raccordandosi con la rete diplomatica e consolare e con gli Istituti Italiani di Cultura.
Le tipologie
Il contesto delle Scuole italiane all’estero abbraccia l’intero ciclo formativo: dalla scuola per l’infanzia all’università, passando per primaria e secondaria di primo e di secondo grado.
Ci sono scuole statali, scuole paritarie e non paritarie, sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali, oltre a corsi e altre iniziative per la lingua e la cultura italiana all’estero e a lettorati di italiano presso le università straniere.
Il personale
L’organico di queste realtà viene inviato dall’Italia, andando a formare il cosiddetto “contingente del personale della scuola all’estero”, costituito da dirigenti scolastici, da docenti nelle scuole statali e paritarie e nelle sezioni italiane delle scuole straniere e internazionali, da lettori di italiano nelle università straniere e da personale amministrativo.
Un po’ di numeri
In giro per il pianeta troviamo sette scuole statali italiane all’estero, diretta emanazione del sistema scolastico nazionale. Gli istituti statali sono presenti ad Addis Abeba, Atene, Barcellona, Madrid, Istanbul, Parigi e Zurigo.
Quarantasei sono invece le scuole paritarie, istituzioni la cui gestione è affidata a enti privati o a persone fisiche. Una sola presenza, al momento, per quanto riguarda le scuole non paritarie (quelle la cui frequenza non consente agli studenti di ottenere il rilascio di titoli di studio aventi valore legale per la prosecuzione degli studi in Italia): si trova in Turchia, a Smirne.
Altro presidio della formazione italiana nel mondo, le sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali, sezioni nelle quali, oltre all’insegnamento della lingua italiana, c’è anche la trasmissione di altre discipline veicolate in italiano. Attualmente risultano attive novantadue sezioni italiane presso scuole straniere.
Per quanto riguarda invece le sezioni linguistiche italiane nelle Scuole Europee1, se ne contano sette, presenti a Bruxelles (tre sezioni), Francoforte, Lussemburgo, Varese e Monaco di Baviera.
Numerosi i corsi per la diffusione di lingua e cultura italiana all’estero diretti da enti senza fini di lucro tramite il sostegno economico della Farnesina.
Nel 2022 gli enti gestori destinatari di contributi ministeriali per l’organizzazione di corsi a favore di alunni tra i tre e i diciotto anni sono stati sessantotto, distribuiti in Europa, America del Nord, America Latina, Sudafrica, Australia e Medio Oriente. In totale, i corsi attivati in quell’anno sono stati 10.631.
Ultimo tassello, quello dei lettorati di italiano nelle università straniere: centotrentadue nell’anno accademico 2023/2024 (di cui quarantaquattro nella sfera degli incarichi extra accademici), con distribuzione in sessantatré Paesi nel mondo, soprattutto in Europa, ma anche in Asia, Oceania e America.
I lettori sono docenti di ruolo nella scuola secondaria italiana chiamati a ricoprire incarichi di insegnamento dell’italiano nelle università straniere. A questi insegnanti il Ministero degli Affari Esteri può inoltre chiedere di svolgere attività di promozione della lingua e della cultura italiana aggiuntive, affidandogli compiti extra accademici quali l’organizzazione di eventi culturali, la docenza in corsi di lingua promossi da Istituti Italiani di Cultura, da rappresentanze diplomatiche o da uffici consolari, lo sviluppo dei rapporti culturali bilaterali, anche con riferimento a borse di studio e scambi giovanili.
Un po’ di storia
Le istituzioni scolastiche italiane nel mondo sono profondamente legate alla storia dell’emigrazione e hanno pertanto le loro radici nella seconda metà del XIX secolo, con le prime scuole create nel bacino del Mediterraneo e in America Latina. Seguirono, negli anni Trenta, istituti nel Corno d’Africa, e altri ancora, nel secondo dopoguerra, in connessione alla ripresa delle partenze verso l’Europa e le Americhe. Negli anni Settanta e Ottanta, nuove istituzioni scolastiche vennero fondate seguendo la mobilità professionale nei grandi cantieri in Paesi in via di sviluppo o in funzione della presenza di imprese italiane.
Inizialmente la nascita delle scuole avvenne ad opera di associazioni religiose o di società di mutuo soccorso create proprio dagli emigranti. L’iniziativa statale subentrò a partire dal 1889, con la prima legge organica voluta dall’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi. Si iniziò così a distinguere tra scuole governative e sovvenzionate, corrispondenti alle attuali statali (le governative) e partitarie (le sovvenzionate).
Importante anche il ruolo svolto, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, dalle Scuole Europee, fondate su iniziativa dei funzionari della Comunità europea del carbone e dell’acciaio con il sostegno delle istituzioni della Comunità stessa e del governo lussemburghese e poi sviluppate negli anni seguenti dalla Comunità economica europea.
Un’ulteriore evoluzione si ebbe a partire dagli anni Ottanta, con la diffusione delle sezioni bilingui presso scuole straniere.
Nel 2017, con l’entrata in vigore del Decreto legislativo n. 64, è venuto a delinearsi un nuovo quadro di riferimento per gli interventi all’estero in ambito sia scolastico che universitario, oltre a una ripartizione di competenze tra Ministero degli Esteri e Ministero dell’Istruzione.
Il Decreto in questione dà di fatto avvio al citato Sistema della formazione italiana nel mondo, costituito appunto da scuole statali, scuole paritarie e non paritarie, sezioni di italiano nelle scuole straniere, corsi promossi da enti gestori all’estero, lettorati nelle università.
Simone Tormen




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