Migrazioni plurime. L’Italia che si muove tra partenze,ritorni e nuove opportunità

Redazione | 12 dicembre 2024 alle 16:03 | 0 commenti

Tempo di lettura: 4 minuti
0:00 0:00

Vai subito al punto

Ottieni un riassunto chiaro dell’articolo con ChatGPT.

Riassumi con ChatGPT
Condividi con un amico:

Migrazioni plurime. Ferita migratoria. L’estero come nuovo ascensore sociale. Sono alcuni dei concetti che emergono dalla nuova edizione del Rapporto Italiani nel Mondo, l’analisi sulla mobilità dal nostro Paese condotta annualmente dalla Fondazione Migrantes. Concetti che sono il riflesso dei numeri di partenze e ritorni come sempre raccolti dallo studio, compendio di analisi statistiche e approfondimenti di carattere storico e sociologico.

RADDOPPIATI
A proposito di numeri, due dati particolarmente significativi sono quelli che quantificano i nostri connazionali all’estero in oltre 6,1 milioni (cifra praticamente raddoppiata dal 2006 a oggi) e che mostrano un saldo negativo tra espatri e rientri di 52.334 persone a fine 2023: sempre più italiani lasciano il Paese, sempre meno ritornano. Sommando a questo la costante perdita di residenti dovuta a fattori demografici, tra cui il calo della natalità (dal 2020 l’Italia conta circa 652 mila residenti in meno), diventa palese come l’unica Italia che cresce sia quella fuori dai confini nazionali, visto che, sempre dal 2020, la quota di chi ha scelto di risiedere all’estero è cresciuta dell’11,8%.

L’ESTERO COME TRAMPOLINO
I numeri, tuttavia, sono un involucro di per sé privo di significato. Per dare sostanza alla questione, è necessario capire i perché di queste cifre. Osservando il profilo dei nuovi emigranti (1.179.525 gli iscritti all’Aire negli ultimi dieci anni per espatrio vero e proprio) si vede come la maggior parte sia costituita da giovani o da giovani adulti con un livello di istruzione medio-alto, e una larga fetta sia rappresentata da minori. Si parte con la famiglia o si mette su famiglia all’estero, dove si vuole costruire un nuovo progetto di vita che faccia da trampolino a una carriera in Italia troppo spesso soffocata sul nascere. Ecco allora che l’estero – rileva il RIM – «ha sostituito l’ascensore sociale bloccatosi negli anni Novanta».

VIAGGIO UNIDIREZIONALE
E se è fuori dai confini che i giovani guardano per dare concretezza alle proprie ambizioni, non sorprende che i rientri non riescano mai a compensare le nuove partenze, generando una «desertificazione dei territori». Sempre più di frequente, infatti, chi compie il primo passo dell’espatrio poi rimane lontano, invogliato in questo da migliori opportunità e da un Italia che – citando sempre il Rapporto – «allontana le “risorse giovani”»: città con affitti molto alti e costo della vita proibitivo spingono via chi si affaccia sul mondo del lavoro magari dopo aver completato un percorso universitario.

A MAI PIÙ
Ecco come si genera quella che la Migrantes chiama la “ferita migratoria”: un’emorragia in cui la partenza è di fatto un abbandono e non una temporanea possibilità di crescita per un successivo ritorno più utile. Il ritorno, infatti, una volta fatta esperienza di ciò che offrono altri lidi diventa spesso poco allettante.
Nel 2022 e 2023 le cancellazioni per l’estero di cittadini italiani (espatri) sono state nel complesso 207.316, mentre il numero delle iscrizioni anagrafiche dall’estero (rimpatri) è stato di 129.962 individui.

DISATTENZIONE A CHI ARRIVA
«Nel mentre – evidenzia il Rapporto – non ci si accorge di una immigrazione stabile e strutturale, persino conveniente per affrontare sia i problemi demografici che quelli economici». Una disattenzione che non consente di valorizzare «chi ha scelto l’Italia come meta di destinazione per ricominciare una vita più dignitosa, facendo nascere figli che oggi si sentono pienamente italiani pur non essendolo di diritto».

NELLA TERZA ETÀ
Nell’attuale scenario della mobilità italiana, i protagonisti assoluti sono indubbiamente i giovani. Anche gli anziani, però, giocano un ruolo, avendo iniziato (o ri-iniziato) a fare le valige: circa 5mila nell’ultimo anno, il 5,5% del flusso da gennaio a dicembre 2023. «La mobilità previdenziale, quasi del tutto annullata dall’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, è ripresa», sottolinea il Rapporto, che aggiunge: «C’è chi effettua una sorta di migrazione di ritorno nel Paese in cui era emigrato per anni, c’è chi fa il nonno o la nonna baby-sitter inseguendo i figli e i nipoti in una sorta di progetto migratorio di famiglia allargato o di ricongiungimento familiare al contrario, c’è chi parte per la prima volta alla ricerca di un’avventura e chi, invece, sceglie l’estero per vivere meglio e pagare meno tasse».
Cinque, in particolare, i fattori che influenzano gli anziani italiani nella scelta di espatriare: il clima clemente, il regime di tassazione, il sistema sanitario, il costo della vita e il dinamismo culturale.

MIGRAZIONI PLURIME
Il panorama delle migrazioni italiane appare quindi sempre più variegato. Coesistono espatri di giovani e di anziani. Spostamenti interni al Paese, partenze per l’estero, ritorni e arrivi. Un insieme di elementi che restituisce l’immagine delle “migrazioni plurime”.
«L’Italia – sottolinea il RIM – è già strutturalmente un Paese dalle migrazioni plurime che, se adeguatamente indirizzate, incentivate e valorizzate, possono trasformarsi in società vive e inclusive».

Simone Tormen

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli pubblicati

Notizie correlate