La variante di Longarone e il nuovo ponte sul Piave rappresentano solo alcuni dei progetti chiave per il potenziamento della viabilità in provincia di Belluno. In questa intervista, il presidente della Provincia, Roberto Padrin, analizza le sfide e le opportunità legate alle nuove infrastrutture, il ruolo delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 nello sviluppo del territorio e le strategie per una mobilità sostenibile e una gestione efficace del cambiamento climatico.
Quali sono le principali criticità del progetto attuale e come il nuovo ponte migliorerà la qualità della vita dei cittadini e l’impatto ambientale? Il progetto presentato da Anas per bypassare Longarone con la variante alla statale di Alemagna prevedeva un viadotto in zona fiera, particolarmente impattante. Parliamo di un’infrastruttura parecchio alta, almeno una decina di metri, che avrebbe schermato la visuale al paese e sarebbe stata posizionata giusto davanti alla diga del Vajont. Inutile dire che nessuno ha voluto un’opera del genere, né l’amministrazione comunale né i cittadini. E difatti ci siamo messi al lavoro per modificare quel progetto, aiutati fin da subito dalla disponibilità del commissario di governo Fabio Saldini e di Simico. Il lavoro che ne è seguito ha portato a un miglioramento sostanziale della variante. Con un nuovo ponte sul Piave, al posto dell’attuale ponte Campelli: un manufatto che sarà più alto, con meno pilastri nell’alveo del fiume; e quindi permetterà alla variante di passare sotto la prima campata. Ciò significa che non ci sarà più il viadotto impattante, bensì solo una strada in rilevato. L’impatto visivo non ci sarà. E la variante potrà cambiare la vita di Longarone e dei longaronesi, che oggi – nelle giornate di grande traffico – non riescono a uscire per il congestionamento della statale 51.
Come si inseriscono i recenti interventi infrastrutturali, come il nuovo ponte e la variante, nella visione complessiva dello sviluppo viario della provincia? La variante di Longarone completerà di fatto lo sviluppo dell’asse viario verso il Cadore e Cortina, andando a sommarsi alle varianti di Tai, Valle e San Vito di Cadore, alle migliorie messe in campo anche sulla 51 bis verso Auronzo e il Comelico. Ridurre i tempi di percorrenza e soprattutto eliminare i punti neri della viabilità sarà uno degli effetti lasciati dalle Olimpiadi, anche se alcune opere non saranno concluse entro i Giochi. Sappiamo quanto ci fossero carenze infrastrutturali nel nostro territorio: alcune rimarranno e dovremo lavorarci, altre vengono invece risolte grazie alle Olimpiadi e agli investimenti che sono stati fatti. Penso all’Agordina, che abbiamo segnalato al ministro Salvini come priorità assoluta per la messa in sicurezza, assieme alla Val Zoldana e al potenziamento del collegamento Feltrino-Pedemontana. Nel momento in cui riusciremo ad avere anche queste infrastrutture, credo proprio che avremo risolto gran parte delle criticità di collegamento del nostro territorio.
Quali sono le principali opere che la Provincia sta portando avanti in vista dei Giochi Olimpici e come si sta preparando il territorio a gestire l’afflusso turistico? Le opere sportive e infrastrutturali sono di competenza di altri soggetti, Governo, Simico, Regione… Come Provincia abbiamo avviato un tavolo permanente con Fondazione Cortina, Fondo Comuni confinanti, Consorzio Bim, sindaci, categorie economiche, Camera di Commercio, e Dmo per coordinare la brandizzazione olimpica del territorio e per creare una road map di eventi in grado di traghettarci fino alle Olimpiadi. L’obiettivo è che nell’intera provincia si respiri l’aria olimpica e si prenda consapevolezza di cosa significa ospitare un evento simile, andando anche oltre la territorialità di Cortina. Inoltre, nel mese di dicembre abbiamo completato il progetto “Vivere le Dolomiti”, con l’installazione dei nuovi cartelli brandizzati “Dolomiti Bellunesi” ai confini della provincia: anche questo è un modo per segnare l’identità territoriale e valorizzare il turismo.
Che ruolo gioca la mobilità sostenibile nei piani futuri della provincia, e quali iniziative sono già state avviate per incentivarla? La sostenibilità è il futuro e dobbiamo lavorarci anche nel presente. E il discorso vale anche per la mobilità, settore in cui la montagna paga dazio, sia per le distanze da coprire sia anche per lo scarso bacino d’utenza dei mezzi pubblici. Proprio sul trasporto pubblico, Dolomitibus su impulso della Provincia sta investendo parecchio in autobus e pullman ibridi, a consumo limitato di combustibile fossile. Sempre sul fronte della mobilità sostenibile, la Provincia ha recentemente attivato un tavolo di lavoro per una gestione coordinata delle piste ciclabili, coinvolgendo Comuni, Unioni Montane e Fiab, l’associazione degli amici della bicicletta. Crediamo che la ciclabilità possa essere un ottimo volano anche per lo sviluppo turistico, oltreché per la sostenibilità.
Alla luce degli eventi atmosferici estremi che hanno colpito il Bellunese negli ultimi anni, quali sono le priorità per la messa in sicurezza del territorio? Le fragilità del nostro territorio sono state rese evidentissime da Vaia e dagli eventi meteo che si sono succeduti negli anni successivi. Ma anche lo spopolamento delle terre alte ha amplificato (e sta amplificando) alcune criticità. La Provincia sta lavorando alla messa in sicurezza dei dissesti di carattere idrogeologico che insistono su centri abitati e strade di competenza provinciale. E puntualmente interviene con opere di somma urgenza dove si verificano frane e colate che necessitano di agire con rapidità per ripristinare l’accesso a case e abitazioni (solo nel 2024, abbiamo messo in campo 12 somme urgenze per quasi 1,2 milioni di euro, e abbiamo erogato 2 milioni alle Unioni Montane per i loro lavori di gestione del territorio). Nel piano opere pubbliche 2024 figurano opere di difesa del suolo per oltre 6 milioni di euro.
La provincia di Belluno affronta sfide economiche legate alla montagna. Quali strategie sta adottando per sostenere le imprese locali e creare nuove opportunità di lavoro? In questo momento storico – forse irripetibile – pur a fronte di alcune situazioni circoscritte di crisi aziendali, il nostro territorio ha più posti di lavoro che personale a disposizione. Tant’è vero che molte aziende faticano a trovare dipendenti e anche la pubblica amministrazione sconta una carenza quasi cronica, soprattutto in montagna. Tra le criticità c’è quella della mancanza di abitazioni e appartamenti per chi potrebbe e vorrebbe venire a lavorare in provincia di Belluno, un tema su cui stiamo lavorando, tant’è vero che abbiamo creato una delega apposita: se ne occupa direttamente il consigliere provinciale Alberto Peterle, che in queste settimane ha affidato un incarico di analisi della situazione, così da avere un quadro conoscitivo dettagliato della situazione abitativa e dei fabbisogni. Sicuramente le Olimpiadi porteranno nuove occasioni di lavoro: dovremo essere bravi a creare e agevolare l’effetto di “lunga durata” del grande evento, anche sul piano occupazionale e di sviluppo economico. Quanto invece ad azioni dirette della Provincia per sostenere le imprese e il lavoro, non posso non citare i due bandi per i negozi di vicinato che abbiamo varato nel 2020 e concluso negli anni scorsi, per un valore complessivo di quasi 3 milioni di euro, frutto di una sinergia tra Fondi di Confine e Provincia. E non posso non citare il sostegno al settore lattiero-caseario, che con 1,2 milioni di euro ha permesso interventi sostanziali in 12 latterie.
Come vengono utilizzati i fondi destinati alle zone di confine e quali sono i progetti principali finanziati con queste risorse? I due progetti citati prima – quello per i negozi di vicinato e quello per le latterie – sono solo due dei possibili esempi della sinergia tra Provincia e Fondo Comuni confinanti che mostrano una delle linee di utilizzo dei fondi di confine. Risorse che – lo dico sempre – sono fondamentali per il nostro territorio e che avremmo bisogno di poter utilizzare anche per spesa corrente e non solo per investimento, come invece prevede il regolamento Fcc. Su questo stiamo lavorando: abbiamo ottenuto una possibile apertura da parte del ministro agli affari regionali Calderoli, quantomeno per alcuni progetti specifici, come “Investi Scuola” (l’abbonamento del trasporto pubblico a prezzo calmierato per gli studenti) e simili. Ogni singolo comune di confine e contermine utilizza poi i fondi per progetti d’area che in questi anni hanno dimostrato di essere funzionali a ridurre il gap con Trento e Bolzano.
In che modo l’amministrazione provinciale intende coinvolgere maggiormente i cittadini nei processi decisionali? Uno degli effetti collaterali della riforma Delrio, oltre ad aver depotenziato le Province, è sicuramente quello di aver allontanato l’ente dai cittadini. Difatti in altre parti d’Italia quando si parla di Provincia la risposta della gente è: “Ma non le avevano abolite, le Province?”. Nel Bellunese fortunatamente il radicamento è più forte, perché la Provincia ha continuato a gestire con oculatezza alcune funzioni che incidono direttamente e quotidianamente sulla vita dei cittadini, come l’edilizia scolastica (sono attivi 10 cantieri Pnrr per 40 milioni di euro), o la gestione delle strade. Coinvolgere i cittadini nei processi per un ente di secondo livello è complesso, la Delrio non lo prevede. Ma come Provincia abbiamo attivato da tempo canali social in cui informiamo sul lavoro che viene svolto dagli uffici e dalla parte politica; inoltre da qualche settimana abbiamo avviato lo streaming delle sedute di Consiglio provinciale. Avevamo inoltre lavorato insieme alle Scuole in Rete per capire come si spostano gli studenti bellunesi e come vedrebbero il progetto del Treno delle Dolomiti, che secondo uno studio di Rfi fatto dalla Regione non ha le condizioni tecniche per essere realizzato.
Marco Crepaz




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