Il Comelico del domani. A tu per tu con l’imprenditore Francesco De Bettin

Redazione | 03 febbraio 2025 alle 16:31 | 0 commenti

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Ci sono tremila persone che vogliono cambiare il futuro del Comelico. O meglio, che vogliono dare un futuro a una vallata, fatta di cinque comuni e di quasi settemila abitanti, dove regna un diffuso malcontento, che si sente abbandonata e bastonata. E come si sono ritrovati questi tremila (dato di metà gennaio destinato ad aumentare)? Hanno scelto Facebook, il social per eccellenza, chiamati a raccolta da Francesco De Bettin, imprenditore e comeliano doc, con casa a Costalissoio dove passa le vacanze e i fine settimana.

De Bettin, 60 anni, è presidente di Dba group, la quarta società di ingegneria in Italia, con sede legale a Santo Stefano di Cadore (dove lavorano una ventina di professionisti), una sede principale a Villorba, in provincia di Treviso, e una ventina di uffici distaccati, divisi tra Italia ed estero: settecento dipendenti, di cui 300 in Slovenia, ma anche presenze in Croazia, Montenegro, Serbia, Azerbaijan, Russia e perfino una filiale dormiente, causa guerra, in Iraq. La Dba group si occupa di progettare infrastrutture a rete, come quelle delle telecomunicazioni, della distribuzione di energia elettrica e di gas naturale, ma progetta anche porti e interporti e lavora con grandi patrimoni immobiliari. Ben trecento dei 700 dipendenti si occupano di tecnologia, di software. Insomma, un vero colosso economico italiano. Ma quando parla di se stesso, De Bettin dice che prima di tutto lui e i suoi fratelli sono regolieri, poi ladini, poi comeliani, quindi cadorini, veneti e italiani. «Abbiamo tutti un forte legame con la nostra valle, sia a livello sociale che umano» esordisce. Un legame forte che adesso è diventato un impegno: «Ma non ho velleità personali, non voglio fare il sindaco, o il presidente della Provincia, o il consigliere regionale o il parlamentare. Ho il mio lavoro e mi va bene così, ma è giunto il momento di mettere in campo la società civile, perché la politica non sta rispondendo come la gente vorrebbe».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’ipotesi che la galleria del Comelico venga chiusa per un paio di anni («alla fine i danni saranno su cinque anni», prevede De Bettin), per lavori urgenti di sistemazione. Non solo i cinque comuni del Comelico sarebbero direttamente coinvolti e sconvolti da questa prospettiva, ma anche Sappada che seppur passata al Friuli continua a mantenere contatti stretti con il Cadore e il Bellunese. L’ipotesi dell’Anas ha provocato forti proteste, si sono succeduti incontri e mediazioni. E l’ipotesi che sembra prendere piede è quella di una chiusura notturna con apertura durante il giorno a senso alternato. I lavori, del costo di 65 milioni di euro, dovrebbero partire nella tarda primavera di quest’anno e durare oltre due anni. Un disastro per il Comelico, che sarebbe raggiungibile in alternativa solo dal Passo di Sant’Antonio.

«La chiusura della galleria del Comelico è solo uno dei nostri problemi – spiega De Bettin – quello che accade è la conseguenza di una cattiva gestione amministrativa e istituzionale che va avanti da 40 anni». La colpa, ammette l’imprenditore, è anche dei comeliani che di fronte a numerosi fatti avversi accaduti negli ultimi anni non hanno mai alzato la testa, non hanno protestato con la forza necessaria. Le principali emergenze sono la fuga dei cervelli, lo spopolamento, il turismo che arranca, il collegamento sciistico con la Pusteria fermo al palo, i Fondi dei comuni di confine che non riescono ad incidere sull’economia della valle, la sanità carente, l’istruzione, i nodi delle infrastrutture come la viabilità. «Bloccano il collegamento sciistico perché dicono che c’è il gallo forcello che nidifica, intanto da Roma arrivano vincoli ambientali che sono pari a quelli di un parco nazionale ma senza i benefici economici delle zone protette. E così siamo cornuti e mazziati». Tutti motivi che hanno spinto De Bettin ad agire, prima di tutto con una associazione “Comelico Nuovo” che da pagina Facebook si appresta a diventare reale. «Entro il 31 dicembre di quest’anno sarà pronto un manifesto di intenti, per dire cosa si vorrebbe che fosse il Comelico tra dieci anni».

Spiega De Bettin: «L’associazione avrà un comitato direttivo di 20 persone, che coordineranno i gruppi di lavoro sui singoli temi: non penso soltanto alle infrastrutture ma anche all’istruzione, all’ipotesi di un comune unico per tutto il Comelico, ad un vero e proprio piano comprensoriale». A metà febbraio nella sala riunioni del museo Algudnei di Dosoledo dovrebbe essere convocata l’assemblea dei soci fondatori, da 50 a 100 persone, che sceglieranno un presidente e poi il consiglio direttivo. Si faranno uno statuto e delle regole precise. C’è tutto il piglio imprenditoriale di De Bettin in questo programma di massima. Ma chi sono i tremila iscritti per ora alla pagina Facebook e presto nella associazione Comelico Nuovo? «Ci sono circa 400 simpatizzanti, poi una maggioranza di persone che abitano in Comelico e un consistente gruppo di chi qui ha le seconde case o vive altrove con origini in valle. C’è anche una piccola rappresentanza di docenti universitari che ci hanno assicurato il loro aiuto».

Guardando i profili di chi ha aderito via Facebook, De Bettin si è trovato di fronte a persone del Comelico, che lavorano ad alto livello in grandi aziende italiane o che sono specializzati in materie culturali e discipline umanistiche. «E poi c’è tanta gente che finalmente ha trovato un modo per dire come la pensa. È una vera rivoluzione per una valle piccola come questa. Abbiamo eletto in questi anni degli amministratori che non hanno pensato a cercare soluzioni concordate, ma a contrapporre fazioni. Siamo stufi di urla e baruffe da bar, siamo stanchi che non si combini niente, e di essere visitati da politici che ogni tanto si ricordano di noi». Il manifesto di intenti verrà poi sottoposto agli amministratori e a chi si candida per le cariche istituzionali. “Se lo leggano e poi decidano cosa fare. Anche noi decideremo se votarli o meno”.

Marcella Corrà

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