Belluno, più pensioni che occupati: il saldo è negativo di 213 unità

Marco Crepaz | 25 ottobre 2026 alle 09:08 | 0 commenti

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Secondo l’Ufficio studi della CGIA, nel 2025 in provincia sono state erogate 88.146 pensioni a fronte di 87.933 occupati. Belluno è una delle 11 province settentrionali con il segno meno, e nel Veneto con la sola Rovigo.

A Belluno il numero delle pensioni erogate ha superato quello degli occupati: 88.146 contro 87.933, con un saldo di -213. Il dato, riferito al 2025, è contenuto in un’analisi diffusa il 24 ottobre dall’Ufficio studi della CGIA, l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre.

IL RAPPORTO IN PROVINCIA

Il confronto tra pensioni vigenti e occupati colloca Belluno al 56° posto tra le 102 province considerate nello studio, in una posizione in cui il rapporto è di fatto di una pensione per ogni occupato. Le pensioni conteggiate comprendono quelle di vecchiaia e anzianità, assistenziali, ai superstiti, di invalidità e indennitarie. Si tratta quindi di trattamenti e non di persone: la stessa persona può percepirne più di uno.

Belluno rientra tra le 11 province del Nord in cui le pensioni superano gli occupati. Le altre sono Lecco (-188), La Spezia (-602), Alessandria (-1.227), Ferrara (-1.548), Sondrio (-1.869), Massa-Carrara (-2.731), Vercelli (-5.351), Rovigo (-5.652), Biella (-9.153) e Savona (-9.326). Tra queste, Belluno ha il secondo saldo meno negativo, dopo Lecco.

IL CONFRONTO CON IL VENETO

Nel Veneto le altre province registrano saldi positivi: Padova (+88.036), Verona (+83.603), Treviso (+67.554), Vicenza (+59.332) e Venezia (+58.781). Solo Rovigo, con -5.652, si trova come Belluno sotto lo zero. A livello regionale il Veneto ha 1.850.128 pensioni e 2.201.570 occupati, con un saldo di +351.442.

Tra le province confinanti con Belluno il segno è positivo ovunque: Bolzano (+80.283), Trento (+54.059), Pordenone (+10.145) e Udine (+1.473), oltre alle già citate Treviso e Vicenza.

IL QUADRO NAZIONALE

Nel 2025 in Italia si contavano 24,1 milioni di occupati e quasi 23,2 milioni di pensioni pagate, un rapporto vicino a 1 a 1. Negli anni Ottanta era di 3 a 1. La CGIA attribuisce il cambiamento al calo delle nascite e all’aumento dell’aspettativa di vita negli ultimi cinquant’anni. Delle 102 province monitorate, 54 hanno un saldo positivo. Tutte le regioni del Mezzogiorno hanno un saldo negativo, mentre al Nord l’unica regione in negativo è la Liguria (-4.767).

Lo studio precisa che nel Sud il numero elevato di assegni è legato soprattutto ai trattamenti assistenziali e di invalidità e non alle pensioni di vecchiaia o anticipate.

I PENSIONAMENTI PREVISTI FINO AL 2029

Secondo le previsioni del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere, tra il 2025 e il 2029 usciranno dal mercato del lavoro circa 3 milioni di persone. Il 74% del totale, pari a 2.244.700 persone, riguarderà le regioni del Centro-Nord. Per il Veneto la domanda di sostituzione è stimata in 291.200 persone, di cui 164.600 dipendenti privati.

La CGIA segnala che nel 2024 in Veneto i dipendenti privati con più di 50 anni erano il 33,3% del totale, contro una media nazionale del 32,7%. La regione con l’incidenza più alta è il Friuli Venezia Giulia (35,7%). Lo studio non fornisce dati su questo indicatore a livello provinciale.

LA SPESA PENSIONISTICA

La spesa per le pensioni è stimata in 351,8 miliardi di euro nel 2026, il 2,7% in più rispetto all’anno precedente. Sulla base del Documento programmatico di finanza pubblica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, a legislazione vigente salirà a 388,6 miliardi nel 2029, con un aumento di 36,8 miliardi, pari al 10,5%. Nello stesso periodo l’inflazione dovrebbe crescere di 5,8 punti.

LE INDICAZIONI DELLA CGIA

Secondo l’Ufficio studi, le piccole e micro imprese sono le più esposte, per la difficoltà di sostituire i lavoratori in uscita e di reperire competenze adeguate nei settori tecnici e manifatturieri. Negli ultimi quattro anni l’occupazione in Italia è aumentata di 1,2 milioni di unità, ma il Paese resta tra gli ultimi in Unione europea per tasso di occupazione femminile e giovanile. Per la CGIA, ampliare la partecipazione di donne e giovani è la strada per attenuare gli effetti dei pensionamenti.

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