Addio a Eliseo Sartor, una vita per lo sci di fondo a Sappada

Redazione | 09 settembre 2026 alle 12:01 | 0 commenti

Tempo di lettura: < 1 minuto
0:00 0:00

Vai subito al punto

Ottieni un riassunto chiaro dell’articolo con ChatGPT.

Riassumi con ChatGPT
Condividi con un amico:

È morto a 91 anni Eliseo Sartor, figura centrale dello sci di fondo sappadino. Tra i fondatori dei Camosci, ha allenato generazioni di giovani, tra cui i campioni olimpici Silvio Fauner e Pietro Piller Cottrer

Sappada perde una delle figure che hanno contribuito alla storia dello sci di fondo locale e italiano. È morto ieri mattina, all’età di 91 anni, Eliseo Sartor, allenatore e presidente dei Camosci, società sportiva che ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per lo sci di fondo.

Nel 1980 Sartor, insieme a Paolo Kratter, Ferruccio Piller e Bruno Protto, contribuì alla nascita dell’associazione sportiva Camosci, scegliendo di aderire all’allora Comitato carnico giuliano, quando Sappada faceva ancora parte del Veneto. Da quella società sono cresciuti numerosi atleti arrivati ai massimi livelli, tra cui gli olimpionici Silvio Fauner e Pietro Piller Cottrer, oltre a Lisa Vittozzi, ultima sappadina a conquistare un oro olimpico.

Sartor ha allenato per molti anni i giovani dello sci club e, per un periodo, anche la squadra regionale. Negli ultimi anni aveva continuato a seguire da vicino le attività dei Camosci, partecipando alle gare e alle iniziative della società. Nel 2025 era stato festeggiato dalla comunità in occasione del suo novantesimo compleanno.

La sua figura rimane così legata alla crescita dello sci di fondo a Sappada e alla storia dei Camosci, società dalla quale sono usciti atleti capaci di raggiungere i vertici dello sport nazionale e internazionale.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli pubblicati

Gli scòti

Un articolo del 1911 della Rivista italiana d’arte culinaria descriveva gli “scòti”, venditori ambulanti di castagne e pere cotte originari della Val di Zoldo che d’inverno animavano Milano. Questa comunità di lavoratori stagionali viveva di grandi sacrifici tra una clientela affezionata di ragazzi e un profondo legame con la città, alternando i mesi milanesi a periodi di lavoro boschivo all’estero.

Ridon de gusto

Me son trovà ‘na olta, de not, co la machina, co la nebia che no te vedéa gnént. Apena che ho vist le luci da drio de ‘na machina davanti de mi, no l’ho pì molada. A ‘n zerto punto, però, quel davanti al frena improvisamente. Quasi l’ho inculà. Son saltà dó e g’ho...

Notizie correlate