Il settore dell’autotrasporto merci attraversa una fase di profonda criticità. L’impennata dei prezzi del carburante, che ha registrato un incremento del 30-40% nel giro di poche settimane, sta mettendo a dura prova la sopravvivenza delle imprese, minacciando di riflettersi sull’intera filiera economica nazionale, dalla produzione alla grande distribuzione.
Il peso dei rincari: +500 euro a pieno
A delineare la gravità della situazione è Sergio Zanon (nella foto), presidente di Appia CNA Fita di Belluno. I numeri descrivono un’emergenza finanziaria immediata: il prezzo del gasolio, passato rapidamente da 1,60 a 2,10 euro al litro, si traduce in un aggravio di circa 300-400 euro ogni mille litri di carburante.
«Oltre al caro-gasolio — spiega Zanon — gravano sulle aziende i rincari dei pedaggi autostradali e un aumento generalizzato dei costi di gestione. Non è possibile scaricare interamente questi costi sui committenti senza perdere competitività. Il Governo deve intervenire con soluzioni concrete per evitare il blocco del sistema».
Verso la mobilitazione di metà maggio
Sul fronte sindacale, la linea scelta dalle grandi confederazioni è quella della fermezza istituzionale. UNATRAS (Coordinamento unitario delle federazioni nazionali dell’autotrasporto), di cui CNA Fita fa parte, ha deciso di non aderire alle proteste spontanee indette per la giornata odierna da sigle minori.
La strategia punta invece a una mobilitazione programmata, che potrebbe concretizzarsi a partire da metà maggio. La scelta risponde alla volontà di rispettare rigorosamente le norme sul diritto di sciopero, che prevedono un preavviso di 25 giorni, e di dare tempo alla politica di aprire un tavolo di confronto, finora negato.
Un settore strategico per l’economia
L’impatto di un eventuale fermo dei mezzi pesanti sarebbe sistemico. In Italia, e in particolare in aree produttive come la provincia di Belluno, l’80-90% delle merci viaggia su gomma.
Nel solo territorio bellunese, CNA Fita rappresenta oltre 50 aziende di trasporto conto terzi che impiegano più di 150 dipendenti, a cui si aggiungono le numerose imprese di trasporto locale. Si tratta di realtà impegnate nei trasporti nazionali, internazionali ed eccezionali.
«Se si fermano gli autotrasportatori — conclude Zanon — il danno non colpisce solo la categoria. Le conseguenze ricadono a cascata sulle imprese, sui supermercati e, infine, sui cittadini. Siamo la linfa vitale del Paese: se il trasporto si ferma, si ferma l’Italia».
Le richieste al Governo
Le organizzazioni aderenti a Unatras hanno formalizzato oggi la comunicazione alla Commissione di Garanzia per lo sciopero. La critica principale rivolta all’esecutivo riguarda l’assenza di dialogo: le associazioni di categoria ritengono inaccettabile il mancato coinvolgimento in un tavolo di confronto tecnico per definire misure di sostegno al comparto e calmierare i prezzi energetici.



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