Difesa delle pari opportunità: la Provincia di Belluno si oppone alla soppressione della Consigliera territoriale

Redazione | 07 aprile 2026 alle 14:58 | 0 commenti

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La Provincia di Belluno ha espresso formalmente la propria netta contrarietà allo schema di decreto legislativo (atto governo n. 382) che prevede l’eliminazione delle figure territoriali delle Consigliere e dei Consiglieri di parità. Il Presidente Marco Staunovo Polacco, su input della consigliera delegata Matilde Vieceli, ha indirizzato una nota ufficiale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai ministeri competenti per chiedere il mantenimento di questo presidio.

Il rischio dell’accentramento per i territori montani

Il provvedimento del Governo punta a istituire un unico ente centrale, una scelta che secondo l’amministrazione provinciale bellunese sacrificherebbe il principio di prossimità. In un contesto geografico complesso come quello alpino, l’accentramento delle funzioni rischierebbe di rendere le istituzioni distanti e difficilmente raggiungibili, aumentando gli oneri burocratici per i cittadini e le fasce di popolazione più vulnerabili.

La questione è stata sollevata dal Presidente Staunovo Polacco anche durante il recente incontro dell’UPI Veneto e portata all’attenzione del senatore Luca De Carlo, sottolineando come la specificità territoriale richieda risposte locali rapide e non mediazioni distanti dai luoghi di lavoro.

I numeri del servizio nel Bellunese

A supporto della richiesta, la nota evidenzia l’attività svolta dall’attuale Consigliera Provinciale di Parità, Flavia Monego. I dati confermano l’impatto dell’ufficio sul tessuto sociale ed economico locale:

  • 55 procedimenti di conciliazione gestiti in materia di discriminazione lavorativa.
  • Numerose iniziative di sensibilizzazione condotte all’interno di scuole e aziende.
  • Consolidamento di una rete collaborativa con sindacati, associazioni di categoria, centri antiviolenza e istituzioni.

L’importanza della figura è tale da essere stata integrata nel Piano di Zona 2026 dalla Conferenza dei Sindaci dell’Azienda ULSS 1 Dolomiti, a dimostrazione che il ruolo non è percepito come un “doppione burocratico”, ma come una garanzia di legalità democratica.

Una posizione unitaria contro le discriminazioni

La nota inviata a Roma ha ricevuto il sostegno unanime dei tre gruppi consiliari della Provincia, superando le distinzioni di schieramento politico.

“La parità di genere non è una questione ideologica, ma una condizione essenziale di civiltà e di sviluppo economico e sociale” si legge nel documento ufficiale. La consigliera delegata Matilde Vieceli (nella foto) ha ribadito che la difesa dei diritti dei lavoratori è un valore condiviso dall’intera comunità: “Non possiamo permettere che una scelta burocratica compiuta lontano dalle Alpi cancelli anni di relazioni costruite e di fiducia guadagnata sul campo”.

L’istanza bellunese si pone dunque come un richiamo alla tutela di un presidio di legalità che, operando direttamente sul territorio, interviene con efficacia contro le discriminazioni quotidiane nel mondo del lavoro.

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