Le donne di Cortina. Protagoniste silenziose di un’Olimpiade fiabesca

Redazione | 17 febbraio 2026 alle 16:37 | 0 commenti

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Un’Olimpiade fiabesca. Così furono definiti i Giochi Olimpici di Cortina 1956. Una sfida che l’Italia aveva lanciato al mondo per ripresentarsi sulla scena internazionale a un decennio dalla fine della guerra. Una sfida corale, sentita da tutti, a tutti i livelli. Uomini e donne. Ma, mentre la presenza maschile a quei Giochi è sempre stata ben documentata, sia dalla stampa che dalla narrazione sportiva successiva, alle donne poco spazio era sempre stato riservato. E così è nata l’idea di raccontare i Giochi di Cortina 1956 attraverso le storie delle donne che l’hanno vissuta: atlete ma non solo. Perché lo sguardo si è allargato a quelle prime pioniere presenti anche in altri ruoli: giudici, accompagnatrici, giornaliste, speaker. Donne protagoniste in campo ma anche fuori: segretarie, addette alle premiazioni, fino alla madrina Sofia Loren e a tutte le protagoniste che ebbero ruoli apparentemente marginali, ma che avrebbero segnato il cambiamento e le cui storie non erano mai state raccontate.

È vero, non erano molte. Le atlete sono solo il 15,8% degli atleti presenti, le italiane sono 14. E anche gli sport e le gare loro riservate sono poche: sci, sci di fondo e pattinaggio artistico. Lo sport, del resto, non è ancora un fenomeno di massa e la maggior parte delle atlete trova che sia quasi un sollievo partecipare alle Olimpiadi perché, nella vita di tutti i giorni, molte di loro che vivevano in montagna, lavoravano in stalla, spaccavano la legna, producevano il formaggio e alla fine della giornata prendevano a prestito un paio di sci, magari di un fratello per andare ad allenarsi. Da sole, senza allenatore, senza staff al seguito.

La rassegna di storie raccolte nel libro “Le donne di Cortina 1956” spazia dalle dignitarie delle corti europee presenti a Cortina come spettatrici, alle timide ragazze delle premiazioni: ragazze giovanissime che appartenevano a famiglie storiche ampezzane: Blandina Menardi, Raffaella De Zanna, Frida Siorpaes, Franca Colli, Adriana Zardini, Pia Lorenzi, Jolanda Lacedelli e Anna Lacedelli Apollonio. E poi sono del posto anche le ragazze guardiane del fuoco prima a Treviso e poi a Belluno. Qui appare in tuta bianca Giuseppina Peruz, classe 1938 tesserata con l’Unione Circoli Sportivi Italiani, mentre i nomi delle altre ragazze non sono noti.

Le donne presenti a Cortina faranno la differenza, portando una ventata di novità e cambiamenti che si andranno a innescare a partire da ora. A Cortina resterà il primato di essere stata la prima Olimpiade trasmessa in televisione grazie alla Rai. Ma è anche la prima in cui una donna, peraltro già sposata e mamma di una bambina, la sciatrice italiana Giuliana Minuzzo Chenal, legge il giuramento olimpico. Cortina è la prima Olimpiade che affida a una donna, l’architetto milanese Franca Helg, il progetto di renderla una vetrina a cielo aperto. Ed è la Helg a introdurre ad esempio, l’uso dei pittogrammi per indicare le sedi delle gare. A Cortina ci sono donne impegnate a offrire programmi culturali, donne attente alla moda che lanciano il mito di una Cortina capitale del fashion grazie anche alla presenza della madrina Sofia Loren che arriva con bauli di abiti al seguito. Passano per Cortina anche Luciana Albano Gasperl, la donna che inventerà le tute da sci colorate, o Pat Ramage che fonderà il Biathlon in Canada o Elsa Roth a cui la Svizzera deve il fatto che lo sci sia diventato il suo sport nazionale. C’è anche una giornalista italianam, l’unica accreditata, che è la cortinese Giovanna Mariotti il cui padre ha fondato la rivista “Cortina” che ha da poco festeggiato 90 anni e fu la rivista ufficiale dei Giochi del 1956. Le loro storie, come quelle delle donne ampezzane, si intrecciano con la storia del nostro Paese, offrendo uno sguardo sulla società del tempo in cui emerge anche tutta la difficoltà di accettare per ora con piena convinzione, il fatto che una donna potesse fare sport.

Il docufilm Vertigine Bianca (che vede peraltro al montaggio una donna, Giuliana Attenni) ben testimonia questo aspetto quando la voce narrante ci informa che alla fine della giornata tutti gli atleti tornano in albergo…”e le donne tornano ad essere donne” occupandosi di lavorare a maglia o leggere o scrivere lettere ai propri cari. La dimensione di donna sportiva è infatti ancora lontana dall’essere pienamente accettata: è una parentesi tra la giovinezza e il matrimonio, quando l’attività sportiva doveva cedere il passo alla famiglia.
Tra le protagoniste di allora ricordiamo le ragazze di Cortina d’Ampezzo che nella squadra italiana erano tre. C’era Manuela Angeli, che allora aveva 16 anni e gareggiava nel pattinaggio artistico. Suo papà Amedeo era un campione di bob, che divenne poi anche sindaco di Cortina. Manuela è la “ragazza di copertina” del libro: una donna elegante e garbata, che è stata scelta come ultima tedofora all’ingresso della fiamma olimpica allo stadio del ghiaccio il 26 gennaio scorso. E poi ci sono le sorelle Maria Grazia e Carla Marchelli, genovesi di nascita, ma scappate con la mamma a Cortina dopo il primo bombardamento di Genova.

Sono tre ragazze straordinarie: Manuela, al seguito del marito, vivrà gran parte della sua vita all’estero, diventando una cittadina del mondo prima di tornare nella sua Cortina; Maria Grazia diventa direttrice di giornali, Carla ricercatrice del CNR. Manuela e Carla sono ancora vive e il loro ricordo di quei giorni è intenso ed è una memoria vivente di un clima sereno, di festa, fatto di sorrisi, amicizia, incontri con atleti di tutto il mondo.

Cortina si presentava al mondo con tutta la sua umanità e con soluzioni di buon senso che permettono di trovare risposte ad ogni problema. Alla fine sono tutti d’accordo: Cortina è stata un’edizione fiabesca.

Antonella Stelitano

Antonella Stelitano e Adriana Balzarini offrono un racconto inedito dei Giochi Olimpici invernali di Cortina 1956, mettendo in luce le storie delle donne che vi parteciparono a vario titolo. Non solo atlete, ma anche giudici, allenatrici, giornaliste, speaker, segretarie, tedofore, madrine e progettiste dell’immagine dei Giochi: figure spesso dimenticate che contribuirono all’evento sportivo e mondano. Il libro raccoglie aneddoti e ricordi delle protagoniste ancora in vita, restituendo una prospettiva femminile su quell’Olimpiade storica.

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