La via della seta unisce Veneto e Calabria: missione di studio per gli agricoltori veneti

Redazione | 08 febbraio 2026 alle 19:27 | 0 commenti

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Consolidare una filiera della seta interamente italiana, sostenibile e tracciabile. Con questo obiettivo, un gruppo di agricoltori veneti ha concluso una visita di studio in Calabria, svoltasi dal 26 al 30 gennaio 2026. L’iniziativa, organizzata da Cipat Veneto in collaborazione con il Crea Agricoltura Ambiente di Padova, ha toccato le province di Catanzaro e Cosenza, mettendo in contatto due territori storicamente legati alla produzione del baco da seta.

Protagonisti e obiettivi

Alla missione ha partecipato il Cantiere della Provvidenza di Belluno, rappresentato dalla presidente Tiziana Martire e dal vicepresidente Angelo Paganin, quest’ultimo figura di riferimento regionale con l’attività del Cantiere del Baco. Il confronto ha puntato a ottimizzare la produzione dei bozzoli e a rendere più efficiente il processo di trattura, esplorando al contempo nuovi sbocchi per i sottoprodotti della filiera in ottica di economia circolare.

Tappe tra innovazione e tradizione

Il gruppo, accompagnato dal dottor Alessio Saviane del Crea, ha visitato realtà d’eccellenza che rappresentano modelli di successo:

  • San Floro: Incontro con la cooperativa Nido di Seta, che integra produzione agricola, filatura e turismo esperienziale.
  • Mirto Crosia e Lamezia Terme: Presso i centri sperimentali Arsac, la delegazione ha approfondito le tecniche di allevamento, l’uso di telai artigianali e la creazione di cosmetici naturali a base di fibre seriche e agrumi.
  • Girifalco e Cortale: Visita all’atelier Vitaliano Couture, dove la seta diventa alta moda su telai tradizionali, e all’Associazione Spazio Donne, custode delle tecniche di tintura naturale.

Verso la tracciabilità digitale

Il viaggio si è concluso a Cortale con una conferenza istituzionale. In questa sede, Angelo Paganin ha illustrato il lavoro della Rete Setica (rete d’impresa dei bachicoltori veneti), mentre il dottor Saviane ha presentato il progetto «Morus Up». Quest’ultimo mira a introdurre la tracciabilità digitale lungo tutta la filiera, garantendo al consumatore finale un prodotto autentico, artigianale e totalmente tracciato, dal gelseto al tessuto finito.

“L’obiettivo è trasformare una tradizione antica in una moderna opportunità di reddito e artigianato d’eccellenza, capace di valorizzare il lavoro degli allevatori e la qualità del filato italiano.”

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