Il report ISTAT sulla partecipazione politica degli italiani nel 2024 conferma una tendenza ormai consolidata: l’astensionismo continua a crescere. Alle ultime elezioni la quota di chi non si è recato alle urne ha raggiunto il 38,8%, un valore che rappresenta il secondo dato più alto degli ultimi trent’anni. La partecipazione è risultata più alta al Nord, con punte in Emilia-Romagna (oltre il 70%), Toscana e Trentino-Alto Adige, mentre le regioni meridionali – Sicilia, Calabria, Campania – hanno registrato livelli molto più bassi, con tassi di astensione superiori al 45%.
Il calo della partecipazione elettorale riguarda tutte le fasce d’età, ma è particolarmente marcato tra i giovani sotto i 35 anni: quasi la metà non ha votato. Tra le cause più citate ci sono la sfiducia nei partiti, la percezione che il voto non incida realmente sulle decisioni politiche e la disaffezione verso le istituzioni.
Il rapporto evidenzia però una tendenza positiva: crescono le forme di partecipazione politica extra-elettorale. Il 25% degli intervistati ha firmato almeno una petizione digitale nell’ultimo anno, il 14% ha partecipato a manifestazioni su temi sociali o ambientali e quasi il 40% ha preso parte a discussioni politiche sui social network. Queste forme di partecipazione sono particolarmente diffuse tra i giovani e nei centri urbani di medie e grandi dimensioni, segno di un passaggio verso modalità di impegno più dirette e personalizzate.
I giovani sotto i 30 anni mostrano un coinvolgimento selettivo: votano meno, ma sono più attivi su questioni specifiche come ambiente, diritti civili, parità di genere e inclusione sociale. Quasi il 45% di questa fascia d’età dichiara di aver partecipato ad almeno un’azione collettiva negli ultimi 12 mesi, un dato superiore alla media europea. Secondo ISTAT, la sfida sarà canalizzare questo attivismo in una maggiore partecipazione istituzionale.
L’indagine conferma la riduzione costante degli iscritti ai partiti politici, ormai sotto il 2% della popolazione, e un calo analogo per i sindacati. Questo riflette un cambiamento strutturale nella rappresentanza collettiva, con una maggiore preferenza per movimenti tematici e associazioni civiche.
L’analisi per macroaree mostra un’Italia divisa: Nord e Centro registrano una maggiore partecipazione politica, sia elettorale che civica, mentre Sud e Isole restano indietro. Nelle aree montane e nei piccoli comuni, come nel Bellunese, si mantiene un livello di partecipazione più alto alle elezioni comunali e iniziative locali, segno di un legame ancora forte con il territorio, anche se la tendenza al calo coinvolge anche queste zone, in particolare i giovani che studiano o lavorano fuori.
Per invertire questa tendenza, ISTAT sottolinea la necessità di rafforzare i canali di dialogo tra istituzioni e cittadini, digitalizzare i processi di consultazione e promuovere iniziative di educazione civica, soprattutto tra i ragazzi delle scuole superiori e le categorie sociali più distanti dalla politica. La partecipazione politica non è in crisi, ma si sta trasformando: dal voto ai movimenti, dalle piazze al web, i cittadini continuano a cercare modi per far sentire la propria voce.




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