L’export del Nord-Est, area in cui il Veneto è protagonista insieme a Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige, segna nel primo semestre 2025 una lieve flessione tendenziale dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Secondo l’ultimo rapporto ISTAT, nel secondo trimestre 2025 la contrazione è stata più evidente (-2,4% congiunturale), confermando un rallentamento che interessa gran parte delle regioni settentrionali. Solo il Centro Italia mostra un andamento in crescita significativa (+10,7%), mentre le Isole arretrano in modo marcato (-13,3%).
I settori trainanti
Per il Veneto, che resta una delle regioni più esportatrici d’Italia, i dati mostrano un quadro eterogeneo. La flessione è stata mitigata dal buon andamento di alcuni comparti strategici:
- Metalli di base e prodotti in metallo (esclusi macchinari e impianti), che hanno fornito un contributo positivo alla crescita nazionale;
- Mezzi di trasporto, esclusi gli autoveicoli, con un incremento sostenuto soprattutto in Friuli-Venezia Giulia ma che interessa anche la filiera veneta, in particolare nel settore navale e aerospaziale;
- Articoli farmaceutici e chimico-medicinali, comparto che ha registrato ottimi risultati in regioni come Lazio e Toscana, ma che vede anche il Veneto tra i protagonisti della filiera.
Mercati di destinazione
Il report sottolinea che le migliori performance per il Nord-Est sono legate all’aumento delle vendite verso la Germania (+92,2% per il Friuli-Venezia Giulia), mercato di riferimento anche per il Veneto, soprattutto per macchinari, componentistica e prodotti metallurgici.
Un contesto in rallentamento
Nonostante i dati positivi di alcuni settori, il quadro complessivo rimane di cautela: la domanda internazionale appare incerta e i costi energetici continuano a incidere sulla competitività delle imprese.
«Si tratta di un segnale da monitorare – osservano gli analisti – perché il Nord-Est, e il Veneto in particolare, sono territori fortemente dipendenti dall’export. Una contrazione prolungata rischierebbe di riflettersi su produzione e occupazione».
L’impatto per il Veneto
La fotografia ISTAT conferma dunque un Veneto resiliente ma esposto alla ciclicità dei mercati globali. La flessione è la più contenuta dal 2020, ma rimane un campanello d’allarme per un sistema manifatturiero che negli ultimi anni ha fatto dell’export la sua leva di crescita.
Le imprese venete guardano ora alla seconda parte dell’anno per valutare se sarà possibile recuperare il terreno perso, confidando in una stabilizzazione dei mercati e in politiche di sostegno per la competitività.




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