Da tempo non si era così preoccupati in Europa per il pericolo di un conflitto di ampie dimensioni, che sembra irrealistico da un lato, ma che in realtà, a detta di molti analisti, appare del tutto possibile. Si cerca di avviare negoziati nel conflitto russo-ucraino, ma senza crederci molto; si tenta di coinvolgere i Paesi più influenti del Medio Oriente per spingere Israele ed Hamas a trovare un accordo per il cessate il fuoco, ma sembra si tratti solo di passaggi, peraltro poco significativi, per rimettere tutto in discussione. Il Papa Leone XIV ha fin dal primo momento della sua elezione a Vescovo di Roma posto chiaramente il tema della pace come prioritario, augurando la pace nei cuori, nelle famiglie, nelle nazioni e tra i popoli. Ora, mentre sta per concludersi il tempo pasquale con la solennità della Pentecoste, più che mai la pace appare come un dono dello Spirito e un frutto della Pasqua. Leggiamo nella “Gaudium et Spes” del Concilio Vaticano II che “La pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l’equilibrio delle forze avverse; essa non è effetto di una dispotica dominazione, ma viene con tutta esattezza definita opera della giustizia (Is 32,7). E’ il frutto impresso nella società umana dal suo divino fondatore e che deve essere attuato dagli uomini che aspirano ardentemente ad una giustizia sempre più perfetta” (78). Il disordine portato nel mondo dal peccato ha ferito le relazioni tra le persone e tra i popoli, generando l’ingiustizia. Era davvero necessario che il Verbo si facesse carne e che, divenuto pane di vita per gli uomini, spezzasse i vincoli del peccato e della morte, per aprire la via della salvezza e della pace. E’ questo il saluto di Gesù ai suoi dopo la Risurrezione: “Pace a voi” (Gv 20,19).
La pace è realtà che tocca tutte le dimensioni dell’uomo; non è semplicemente il frutto di accordi politici o scelte dei governanti. Tuttavia è necessario che chi ha il ruolo di governo mobiliti tutte le risorse della politica, dell’economia, della società e della cultura, perché si costruisca la pace. Esiste infatti una dimensione politica, che si avvale del diritto e delle istituzioni pubbliche, una dimensione sociale ed economica, che dica no alle disuguaglianze e alle ingiustizie, alle discriminazioni e allo sfruttamento, una dimensione culturale, che riconosca la ricchezza dei valori umanistici che stanno alla base della società europea. Ma perché la pace sia autentica e non solo frutto di momentanee convenienze è necessario che comprenda anche la dimensione spirituale: non può esserci pace se nelle relazioni sociali, e dunque nella vita delle nazioni, si afferma l’individualismo, il desiderio di dominio, l’ingiusta ripartizione dei beni. E’ necessaria una vera conversione, la consapevolezza che il peccato mina le relazioni tra le persone e i popoli, compromette la giustizia, produce quelle che Giovanni Paolo II chiamava le “strutture di peccato”. La Pasqua ha messo nella storia di ciascuno e in quella dell’umanità un seme di novità: Gesù Cristo ha vinto il peccato e la morte e ci invita a condividere con lui questa vittoria. Accogliere nella propria vita, nelle relazioni familiari e sociali, nella testimonianza della carità la Risurrezione di Cristo, genera frutti di novità di vita: è promessa di un raccolto nuovo, che annuncia il Regno già presente in mezzo a noi.
Diacono Francesco D’Alfonso




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