Nel cuore del Vaticano, tra le storiche uniformi rinascimentali e le alabarde cerimoniali, spicca il giovane Gabriele Scaffetta, 21enne di origini bellunesi che ha giurato fedeltà al Papa come Guardia Svizzera Pontificia. Nato a Locarno, nel Canton Ticino, Gabriele porta con sé un legame profondo con Marsiai di Cesiomaggiore, piccolo borgo in provincia di Belluno, da cui la sua famiglia emigrò tre generazioni fa. La sua storia, fatta di fede, disciplina e orgoglio per le proprie radici, rappresenta un esempio straordinario di come passato e presente possano intrecciarsi.
Un percorso di fede e disciplina
Gabriele Scaffetta, cattolico praticante e appassionato di storia, ha intrapreso un cammino impegnativo per diventare Guardia Svizzera, un corpo militare fondato nel 1506 da Papa Giulio II e considerato il più antico al mondo ancora in attività. Dopo il liceo a Locarno, Gabriele si è arruolato, completando quattro mesi di scuola reclute e sei mesi di servizio operativo. Successivamente, ha affinato le sue competenze a Roma, studiando non solo tattiche militari, ma anche gli aspetti tecnici dell’esecuzione del servizio per le cerimonie vaticane, che vanno ben oltre il semplice sfarzo.
Il suo percorso formativo è culminato il 6 maggio 2024, quando, nel Cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico, ha prestato il solenne giuramento di fedeltà al Pontefice insieme ad altre 33 reclute, tra cui un altro ticinese, Giacomo Porcini. Con indosso la “Gran Gala”, l’iconica uniforme rossa, gialla e blu, con tanto di corazza, Gabriele ha promesso di servire “fedelmente, lealmente e onorevolmente” il Papa, pronto anche a sacrificare la propria vita.
Le radici bellunesi: un legame mai spezzato
Nonostante la sua vita a Locarno, Gabriele mantiene un forte legame con Marsiai, dove la sua famiglia torna ogni anno per ritrovare le proprie origini. I suoi avi, come molte famiglie bellunesi dell’epoca, emigrarono in Francia prima di stabilirsi in Svizzera, portando con sé l’artigianalità e il senso di comunità tipici della loro terra. Questo attaccamento alle radici ha reso Gabriele un “cittadino acquisito” di Cesiomaggiore, celebrato con orgoglio dalla comunità locale.
Guardia svizzera: tradizione e modernità
Essere una Guardia Svizzera non significa solo indossare un’uniforme storica o impugnare un’alabarda. Dopo l’attentato a Giovanni Paolo II nel 1981, il corpo ha assunto un ruolo più attivo nella sicurezza del Papa, affiancando la gendarmeria vaticana. Le guardie, tutte cittadini svizzeri, cattolici, celibi e di età compresa tra i 19 e i 30 anni (al momento dell’arruolamento) ricevono una formazione militare completa, che include l’uso di armi moderne come pistole e taser, oltre a competenze in diplomazia e gestione delle emergenze.
Gabriele, descritto come un giovane competente e ben istruito, incarna questa dualità tra tradizione e tattica. Dopo i turni di guardia, approfitta del tempo libero per leggere saggi storici e testi religiosi, così come per escursioni nei dintorni di Roma, alimentando la sua passione per la storia. La sua fede, maturata anche attraverso il servizio liturgico in parrocchia e nel suo personale cammino, è il motore del suo servizio.
Un esempio per i giovani
La storia di Gabriele Scaffetta è un’ispirazione per i giovani, non solo per la sua dedizione, ma anche per il modo in cui ha saputo coniugare le sue passioni – fede, storia e servizio – in una missione unica. Il suo percorso dimostra che il sacrificio e il senso del dovere, valori talvolta percepiti come fuori moda, possono trovare un significato profondo in un contesto come quello vaticano.




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