La televisione bellunese compie 50 anni. Prima Radio Teledolomiti dal 1975, poi Telebelluno dal 1981, poi l’incorporazione della prima nella seconda alla fine degli anni Ottanta: una lunga storia, che è poi quella di mezzo secolo della nostra provincia e che è stata raccontata lunedì sera al Cinema Italia nell’evento “Etere”, voluto dall’emittente bellunese presieduta da Michela Marrone. Andrea Cecchella, amministratore delegato della società e Andrea Zucco, direttore responsabile, hanno presentato il documentario, che in forma ridotta verrà portato anche nelle scuole, in cui si racconta come è nata la televisione bellunese, dai complicati inizi con i sequestri della polizia postale, alle crisi economiche degli anni Novanta, alle rivoluzioni tecnologiche e alle continue novità legislative che mettono a dura prova la voglia di fare informazione e intrattenimento via etere e sulle nuove piattaforme digitali e social.
Le voci narranti sono state quelle dei protagonisti di questa avventura: Maurizio Curti, socio di Radio Teledolomiti, Dino Bridda, giornalista della emittente, Luigino Boito, direttore di Telebelluno dal 1981 al 1990, lo stesso Cecchella e Massimo Capraro. Inframezzati al racconto, spezzoni di trasmissioni e telegiornali per comporre un documentario nato dai “nastri rigenerati di una videoteca recuperata” come recita il titolo del video. E proprio di questo lavoro di recupero dell’enorme mole di materiale accumulato negli anni che ha parlato il direttore Zucco: “Abbiamo intercettato un bando del Pnrr per digitalizzare il materiale realizzato in questi anni: finora abbiamo inserito 3500 cassette del nostro archivio. Il numero dei servizi giornalistici è enorme, dai 24.000 ai 29.000: ci sono interviste a papi, Capi di Stato, personalità della cultura, un patrimonio collettivo di grande interesse. E poi ci sono le persone intervistate, la gente comune, quella incontrata per strada, immagini e voci della nostra storia: tutto questo è on line, liberamente consultabile”.
Di recente è nato anche il canale Dolomiti Life tv, un canale web fatto di documentari che raccontano le Dolomiti e le persone che ci vivono, che viene guardato in tutto il mondo: “La marginalità va superata con nuove idee, occorre trovare altre forme per stare sul mercato”, hanno detto Cecchella e Zucco.
Ma ad affascinare l’altra sera è stato soprattutto il documentario. Un viaggio nei ricordi e anche nelle scoperte o riscoperte di fatti della storia bellunese. Come la nascita di Telebelluno, nel gennaio del 1981, raccontata da Luigino Boito. Tra i soci fondatori, che misero 50 milioni di vecchie lire a testa, ci sono i grandi nomi dell’imprenditoria bellunese, a cominciare da Leonardo Del Vecchio. E fu proprio il patron di Luxottica a consentire alla neonata televisione di fare un passo avanti, facendo incontrare i rappresentanti dell’emittente con Silvio Berlusconi e poi con Galliani, per trasmettere film, oltre ai telegiornali.
A metà degli anni Novanta, Telebelluno rischia di chiudere, il debito è enorme, un miliardo e seicento milioni delle vecchie lire, i libri contabili stanno per finire in tribunale. Nasce anche un comitato “Salviamo Telebelluno”, entrano nuovi soci, tra cui la Diocesi. Andrea Cecchella diventa amministratore delegato, don Lorenzo Dell’Andrea ricopre la carica di direttore responsabile, che terrà dal 1995 fino al 2016. Un passo alla volta si esce dalla crisi, si pagano i creditori, si acquistano nuove attrezzature, si varano una serie di rubriche, di interviste in studio.
Il documentario è ricco di video e interviste sia di Radio Teledolomiti che di Telebelluno: ad Andreotti, a Montanelli, a Pertini, a Papa Wojtyla, reportage della guerra nei Balcani, la diretta della prima visita del Papa polacco a Belluno nel 1979. E poi l’intervista di Giovanni Viel, il primo a mettere un microfono davanti a Maurilio De Zolt che aveva da qualche secondo superato la linea del traguardo ai mondiali di fondo a Oberstdorf nel 1987, vincendo la 50 km: nessun altro giornalista, italiano o straniero, era riuscito a superare le transenne ed evitare la sicurezza.
Marcella Corrà




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